Libero professionista o ditta individuale? Contributi e confronto tassazione (2022)

Arriva il giorno in cui si decide di svolgere la propria professione ed attività senza vincoli di subordine di nessun genere, camminare con le proprie gambe e provare a mettersi in gioco nella difficile giungla del mondo del lavoro con tutti i suoi annessi e connessi: burocrazia, incassi, previdenza, fisco e tasse.

L’apertura della partiva Iva è il momento iniziale dell’attività imprenditoriale di un qualsiasi soggetto e, visto che chi ben comincia è già a metà dell’opera, è utile valutare tutti gli aspetti per non fare qualche scelta sbagliata che potrebbe compromettere il futuro della propria attività.

Per fare questo, è necessario avvalersi dell’ausilio di un esperto in materia, normalmente il proprio commercialista, che sappia indirizzare l’imprenditore in pectore nella giusta strada e che lo segua per tutta la vita della tua nuova impresa.

Voglio subito disilludere quelli che pensano di esercitare un’attività in proprio senza l’apertura di partita Iva, pensando che soltanto il superamento di determinate soglie di reddito comporti questo onere…

Niente di più falso perchè qualsiasi attività di tipo professionale o commerciale svolta in maniera abituale, e quindi non occasionale, prevede un inquadramento, sia fiscale che previdenziale che potrà essere garantito soltanto mediante l’apertura di una partita Iva.

Aprire la partita Iva è quindi un obbligo, non una facoltà, lo dice il fisco, se si svolgono attività professionali ed abituali a prescindere dal fatturato che si vuole ottenere.

Quindi, dato per appurato l’obbligo, è necessario capire l’appartenenza ad una categoria facendo subito una precisazione, ovvero, che i lavoratori autonomi sono quelli che non hanno vincoli di subordinazione e gestiscono la propria attivitàal di fuori del tradizionale lavoro dipendente. Tra queste rientrano: le attività artigianali, le attività d’impresa, le attività del commercio e le libere professioni.

Individuare la categoria di appartenenza è fondamentale, perchè l’appartenenza all’una o all’altra categoria comporta, di per se, un diverso inquadramento sia dal punto di vista fiscale che previdenziale e le differenze sono davvero parecchie e sostanziali.

Di seguito esaminerò le varie categorie di appartenenza e proverò a fornirti uno strumento utile a comprendere a quale dovrai fare riferimento e cosa ti aspetta dalla tua nuova avventura.

Spesso ci si chiede se è meglio fare i liberi professionisti o aprire una ditta individuale, perchè tutti credono di poter scegliere arbitrariamente il proprio inquadramento… Non è così, perchè esistono delle sostanziali differenze tra un commercialista e un idraulico, infatti il primo è un professionista mentre il secondo un artigiano. Come tale, il primo deve necessariamente essere inquadrato tra i liberi professionisti mentre il secondo è un imprenditore individuale a tutti gli effetti.

Più in generale viene definita ditta individuale, l’attività autonoma di commercianti e artigiani mentre i liberi professionisti sono pur sempre lavoratori autonomi ma che svolgono un’attività prevalentemente intellettuale.

(Video) Differenza Tra Libero Professionista e Ditta Individuale

Indice:

  • Cosa si intende per attività di impresa
  • Cosa si intende per attività di lavoro autonomo intellettuale
  • La ditta individuale
  • Il libero professionista
  • Libero professionista o ditta individuale: differenze
  • Differenze contributive tra impresa individuale e libero professionista
  • Quante tasse paga un libero professionista rispetto all’imprenditore individuale
  • Confronto tassazione tra Libero Professionista e Ditta individuale
  • Imposizione fiscale della ditta individuale
  • Imposizione fiscale del libero professionista
  • Conclusioni

Cosa si intende per attività di impresa

Libero professionista o ditta individuale? Contributi e confronto tassazione (1)Si definisce attività di impresa e quindi, nel nostro caso, ditta individuale, l’esercizio professionale di un’attività economica organizzata volta alla produzione o allo scambio di beni e servizi.

All’interno di una impresa individuale è presente un unico soggetto, il titolare, che per svolgere la sua attività può avvalersi di dipendenti e collaboratori subordinati.

Nell’universo del lavoro autonomo, inteso come tutte le attività svolte al di fuori del tradizionale lavoro dipendente, rientrano: le attività artigianali, le attività d’impresa, le attività del commercio e le libere professioni.

Il carattere della professionalità comporta che, per configurare un’impresa, tali attività debbano essere svolte abitualmente o periodicamente non saltuariamente o occasionalmente (il lavoratore dipendente che vende un oggetto su eBay non può essere considerato un imprenditore).

Cosa si intende per attività di lavoro autonomo intellettuale

Per lavoro autonomo intellettuale esercitato dal cosiddetto libero professionista si intende quel tipo di attività che ha le seguenti caratteristiche:

  • il carattere intellettuale della prestazione, cioè l’uso di intelligenza e cultura in misura prevalente rispetto all’eventuale impiego di lavoro manuale;
  • la discrezionalità nell’esecuzione del lavoro, cioè la possibilità per i professionisti di eseguire il lavoro loro affidato nel modo che ritengono più opportuno;
  • il semplice obbligo di compimento della prestazione, indipendentemente dal risultato finale.

Ma la differenza fondamentale tra il libero professionista rispetto al lavoratore autonomo è la prevalenza del suo lavoro rispetto al capitale investito, quindi rispetto all’organizzazione, elemento invece tipico dell’impresa individuale.

La ditta individuale

La ditta individuale rappresenta una forma imprenditoriale di azienda di proprietà di un unico soggetto che svolgerà il ruolo di imprenditore all’interno dell’impresa stessa.

Sotto forma di ditta individuale è possibile scegliere tra due sotto-categorie, se l’attività viene svolta nell’ambito familiare:

  • impresa familiare: in cui il titolare d’azienda gode del supporto dei suoi familiari per le prestazioni svolte nell’attività d’impresa. In questo tipo di configurazione di impresa, tutti i familiari hanno diritto alla ripartizione degli utili ma le responsabilità oggettive nei confronti dei terzi e dei debiti contratti restano in capo al titolare.
  • impresa coniugale: questo tipo di configurazione può essere scelta soltanto se tra i due soggetti vi è un vincolo matrimoniale, se esiste comunione legale dei beni ed entrambi gestiscano in egual modo l’impresa alle stesse condizioni.

La ditta individuale rappresenta la forma giuridica più semplice e meno onerosa per lavorare in proprio, come descritto nell’articolo: “Come aprire, gestire, e quante tasse deve pagare una ditta individuale“, per la sua costituzione non sono richiesti particolari adempimenti, se non quello di aprire una partita Iva.

Per l’apertura di una ditta individuale si è esentati anche dal versamento del capitale sociale in quanto, essendo il titolare unico responsabile di tutto il processo imprenditoriale, tutto il rischio di impresa ricadrà su di lui e sul suo patrimonio, indipendentemente dalla presenza o meno del capitale sociale.

(Video) Ditta Individuale o Lavoratore Autonomo? Ecco Le Differenze

Si può tranquillamente sostenere che il capitale sociale della ditta individuale sia composto dall’intero patrimonio del titolare, infatti, in caso di insolvenza della ditta individuale, egli risponde in solido e con tutti i suoi beni alle richieste e ingiunzioni dei creditori.

Il libero professionista

Fatta la dovuta premessa sull’attività di lavoro autonomo intellettuale posso descrivere nel dettaglio cosa si intende per “libero professionista“.

Il libero professionista è colui che, avendo una professionalità acquisita tramite percorsi di istruzione come lauree o master, fornisce la stessa a vari clienti senza avere datori di lavoro.

Un libero professionista offre un servizio ad alto contenuto intellettuale ed è spesso iscritto ad un ordine, albo o categoria: medici, geometri, ingegneri, veterinari, commercialisti, avvocati, giornalisti, ingegneri, webmaster, scrittori, ecc.

Questo tipo di lavoratore non ha un datore di lavoro fisso e non instaura alcun rapporto di lavoro subordinato e, a differenza della ditta individuale, può offrire solo servizi e non beni.

Per iniziare l’attività come libero professionista è necessaria l’apertura della partita Iva e l’iscrizione all’INPS al fondo pensionistico specializzato, se esiste, o a quello generico negli altri casi. Per aprire la partiva Iva è necessario:

  • presentare la dichiarazione all’Agenzia delle Entrate entro 30 gg dall’inizio dell’attività lavorativa;
  • ricevere dall’Agenzia delle Entrate il numero di partiva Iva che identificherà il professionista per tutta la carriera lavorativa;
  • Non è necessaria l’iscrizione al Registro Imprese.

Libero professionista o ditta individuale: differenze

All’apertura della partita Iva, come detto, è necessario valutare attentamente a quale categoria iscriversi. Spesso si pensa che scegliere tra ditta individuale o libero professionista sia facoltà di tutti quelli che decidono di lavorare in proprio, ma non è sempre cosi.

Esistono delle sostanziali differenze tra imprenditori individuali e liberi professionisti, sia da un punto di vista burocratico che relativamente agli adempimenti fiscali e previdenziali.

La prima sostanziale differenza è che la ditta individuale è definita come l’attività autonoma di commercianti o artigiani, mentre i liberi professionisti svolgono attività prevalentemente intellettuali.

Le ditte individuali sono obbligate alla registrazione presso il Registro Imprese della Camera di Commercio della provincia relativa, e sono costituite generalmente da:

  • artigiani: sono coloro che svolgono attività manuali in modo artigianale come idraulici, parrucchieri, elettricisti, imbianchini, gelatai, manutentori, estetisti, ecc.
  • commercianti: sono coloro che acquistano e rivendono beni o servizi. All’interno di questa categoria rientrano: negozianti, ambulanti, grossisti, ecc.

I liberi professionisti sono invece quei lavoratori autonomi che hanno la capacità di svolgere attività imprenditoriali prettamente intellettuali piuttosto che manuali come i precedenti. Rientrano, quindi, in questa categoria: dentisti, avvocati, commercialisti, webmaster, scrittori, amministratori di condominio, consulenti del lavoro, giornalisti, ecc.

(Video) Educazione finanziaria - Costi e tasse della ditta individuale

Per questa categoria di lavoratori non è prevista, a differenza delle ditte individuali, l’iscrizione al Registro Imprese. I liberi professionisti, inoltre, possono anche servirsi e possedere beni strumentali rilevanti per svolgere la loro attività e avere al loro servizio altri collaboratori. La cosa fondamentale deve essere l’oggetto della loro attività che dovrà essere in prevalenza intellettuale.

Questo non vale per gli imprenditori individuali che, anche se non si servono di particolari dotazioni o di uno staff, per il tipo di attività svolta non potranno mai essere considerati dei liberi professionisti. Un idraulico o un elettricista, ad esempio, non potranno mai essere considerati dei liberi professionisti per il tipo di attività svolta.

Invece, un webmaster, un SEO, uno scrittore free-lance, così come un amministratore di condominio sono figure che possono essere inquadrate in entrambe le categorie: in questo caso è una questione di scelta iniziale.

Le differenze da un punto di vista fiscale e previdenziale sono moltissime ed è pertanto fondamentale prestare molta attenzione a questa scelta quando si decide di aprire la partita Iva. Di seguito andremo a vedere queste differenze.

Differenze contributive tra impresa individuale e libero professionista

Dal punto di vista previdenziale sono molte e sostanziali le differenze tra un imprenditore individuale e un libero professionista.

Partendo dall’imprenditore individuale andiamo a vedere in cosa si differenziano queste due categorie, analizzando la disciplina e gli adempimenti previdenziali dell’una e dell’altra tipologia di lavoratore autonomo.

  • imprenditore individuale: gli imprenditori individuali, artigiani o commercianti che siano hanno l’obbligo di iscriversi all’INPS nella gestione IVS artigiani e commercianti. Questa gestione prevede il versamento di una quota fissa annuale di circa 3.800 € suddivisa in 4 rate (16 maggio, 16 agosto, 16 novembre, 16 febbraio) a prescindere dall’utile conseguito. Si aggiungeranno ai contributi fissi i, cosiddetti, contributi sul reddito che eccede il minimale, ovvero, un conguaglio per chi supera determinate soglie di reddito (oltre i 16.000 euro). Per sintetizzare l’aliquota per calcolare i contributi previdenziali sul reddito dell’imprenditore individuale è del 24% sull’utile della ditta. Bisogna però precisare che, qualora la ditta avesse un reddito inferiore al minimale (16.000 euro) i 3.800 € annui saranno comunque dovuti.
  • libero professionista: tra i liberi professionisti esiste una distinzione tra quelli obbligati ad iscriversi ad una cassa professionale di riferimento come ad esempio un avvocato, obbligato ad iscriversi alla Cassa Forense, un architetto all’Inarcassa, un giornalista all’Inpgi, laCassa nazionale del Notariato per i notai, la Cassa Geometri, l’Empfaf per i farmacisti e via discorrendo e i cosiddetti “senza cassa” ovvero professionisti che non hanno una cassa previdenziale di riferimento e sono obbligati ad iscriversi alla “gestione separata dell’INPS“. Ogni cassa ha una gestione autonoma con regole diverse per la regolamentazione e determinazione dei contributi, ma in generale fanno tutte riferimento al volume d’affari annuo del professionista. I liberi professionisti senza cassa invece, iscritti alla gestione separata, come gli altri vedranno calcolare la quota previdenziale da versare ogni anno in percentuale rispetto al loro reddito, senza l’applicazione di un minimale che darebbe luogo ad un fisso annuo come per artigiani e commercianti. Gli iscritti alla gestione separata dell’Inps si troveranno costretti a pagare, con un’aliquota del 25,72% sul loro reddito, i contributi previdenziali obbligatori senza alcun minimale o contributo fisso. Questo significa che un artigiano con 10.000 euro di reddito annuo sarà comunque obbligato al pagamento di € 3.700 di contributi fissi all’INPS mentre un libero professionista iscritto alla gestione separata, con lo stesso reddito pagherà soltanto il 25,77% su tale cifra, ovvero 2.577 €. Tuttavia, il reddito minimale viene comunque assunto nella Gestione Separata come valore di riferimento per la determinazione e il riconoscimento dei mesi di copertura contributiva, ossia Lavoratori iscritti alla gestione separata che hanno diritto alla copertura contributiva completa di 12 mesi sono quei lavoratori che nel corso dell’anno di imposta conseguono un reddito almeno pari a quello minimale, e che hanno versato contributi minimi. I versamenti dovranno essere fatti con le stesse scadenze di quelle relative agli acconti sulle imposte sui redditi, a giugno e novembre.

Quante tasse paga un libero professionista rispetto all’imprenditore individuale

Notevoli anche le differenze da un punto di vista fiscale, infatti, l’apertura di una partita Iva nell’una o nell’altra categoria comporta l’applicazione di regimi fiscali completamente diversi con modalità di determinazione del reddito quasi opposte per la tassazione ai fini Irpef.

  • Imprenditori individuali: per la tassazione delle ditte individuali, innanzitutto, è utile sottolineare che vale il cosiddetto principio di competenza. Questo significa che per la determinazione annuale del reddito imponibile si prendono a riferimento tutti i costi e ricavi che hanno avuto luogo nel corso dell’anno di riferimento a prescindere dal relativo incasso o pagamento effettuato e/o ricevuto. Per gli imprenditori individuali non ha alcuna rilevanza l’effettivo incasso o pagamento della fattura emessa e/o ricevuta. Qualsiasi ricavo fatturato viene tassato anche se non viene incassato il corrispettivo. Stesso discorso per i costi che possono essere dedotti indipendentemente dal pagamento delle relative fatture. L’imprenditore individuale potrà gestire la propria impresa sfruttando la contabilità semplificata oppure aderendo alla contabilità ordinaria, per libera scelta, oppure per il superamento dei limiti di ricavo. Questa distinzione comporta una diversa compilazione della dichiarazione dei redditi a fine anno, infatti, gli imprenditori individuali in contabilità semplificata dovranno compilare il quadro RG, gli altri il quadro RF.
  • Libero professionista: a differenza degli imprenditori individuali i liberi professionisti vengono tassati in base al principio di cassa, ovvero, soltanto prendendo in considerazione, ai fini della determinazione del reddito imponibile,i compensi e i costi effettivamente incassati e pagati nel periodo d’imposta. Una differenza non da poco rispetto ai primi, in quanto sarà possibile calcolare un reddito “più pulito” e basato sulle effettive entrate ed uscite. Il libero professionista, in fase di dichiarazione dei redditi, dovrà compilare il quadro RE. Il libero professionista che aderisce al regime forfettario, dovrà compilare il quadro LM.

Confronto tassazione tra Libero Professionista e Ditta individuale

Prima di fare il calcolo su un reddito prestabilito di tasse per ognuna delle due figure è importante sottolineare che l’imprenditore individuale e il libero professionista sono gravati dalle stesse imposte, calcolate però in maniera differente, in quanto diverso è il principio di tassazione (per cassa il libero professionista, per competenza l’imprenditore individuale), e differente anche la questione previdenziale, in quanto differenti sono le casse previdenziali alle quali sono iscritte le due figure.

La gestione separata dell’INPS, o le casse di competenza per alcune figure particolari (giornalisti, commercialisti, avvocati, notai, ecc.) oppure, per gli imprenditori individuali, la gestione artigiani o commercianti dell’INPS con aliquote differenti tra loro (di poco) e differenti dalla gestione separata.

Ma andiamo a fare un esempio di tassazione di un libero professionista rispetto ad una ditta individuale su una base di 35.000 euro di reddito annuo per vedere quanto debba pagare di imposte un professionista rispetto ad una ditta individuale.

Imposizione fiscaledella ditta individuale

A livello fiscale non esistono agevolazioni particolari per le ditte individuali, a meno che, non ci si avvalga del regime forfettario che però è possibile sfruttare soltanto fino ad un volume di affari di € 30.000 annui.

(Video) Ditta Individuale vs Srl - Quale scegliere per pagare meno tasse

Superata questa cifra si esce in automatico dal regime forfettario per entrare nel regime ordinario.

La ditta individuale è gravata dalle seguenti tasse:

  • Irpef: la cui aliquota è direttamente proporzionale agli utili conseguiti;
  • Irap: l’aliquota base è del 3,9% sull’utile se si ha più di un dipendente;
  • Inps: l’aliquota è diversa per artigiani e commercianti ma è circa del 23% sull’utile.
  • Inail: a seconda del tipo di attività svolta

Li’Irpef è un’imposta progressiva a scagioni e la sua aliquota aumenta in proporzione al reddito secondo questa tabella:

Libero professionista o ditta individuale? Contributi e confronto tassazione (2)

Ma passiamo all’esempio pratico di tassazione di un imprenditore individuale con un utile di 35.000 € l’anno che pagherà le seguenti tasse:

Una ditta individualeconun utiledi 35.000 € l’anno pagherà:

  • INPS: (24% su 35.000 €) = €8.400
  • IRPEF (Base imponibile = Utile – INPS):(27% su 11.600€ + € 3.450)= €6.582
  • IRAP: non si paga con un solo dipendente che esplica mansioni di segreteria o meramente esecutive

TOTALE PRELIEVO FISCALE:(8.400+ 6.582) = €14.982

Imposizione fiscaledel libero professionista

La differenza sostanziale tra la tassazione del libero professionista rispetto alla ditta individuale sta nel calcolo basato sul principio di cassa invece di competenza.

Per il libero professionista le tasse da pagare sono le stesse che la ditta individuale senza dipendenti ma con aliquote INPS differenti. Riguardo all’Irpef non cambia nulla.

Un libero professionistaconun utiledi 35.000 € l’anno pagherà:

  • INPS: (25,72% su 35.000 €) = €9.002
  • IRPEF (Base imponibile = Utile – INPS):(27% su 10.998 € + € 3.450)= €6.419
  • IRAP: non si paga con un solo dipendente che esplica mansioni di segreteria o meramente esecutive

TOTALE PRELIEVO FISCALE:(9002+ 6.419) = €15.421

(Video) Libero Professionista in regime forfettario. Calcolo tasse e come funziona

Conclusioni

Come hai letto, non è possibile effettuare una scelta incondizionata tra l’apertura di una ditta individuale il libero professionista, infatti, tutto dipende dal tipo di attività che si vuole andare a svolgere e il discrimine fondamentale è, se questo tipo di attività, sia prettamente intellettuale o legata alla manualità.

A livello fiscale e contributivo le differenze sono sostanziali, e le possibilità offerte dal fisco sono molte perchè, oltre alla tradizionale ditta individuale, è possibile avvalersi di regimi agevolati come il regime forfettario, che è sempre più conveniente che un regime ordinario, di qualsiasi categoria di parli.

Per effettuare una scelta consapevole ed evitare inutili rischi o perdite di tempo, è necessario farsi seguire da un professionista che saprà consigliare chiunque in base alla propria attività e prospettiva di lavoro.

FAQs

Che differenza c'è tra libero professionista e ditta individuale? ›

La principale differenza tra ditta individuale e libero professionista riguarda l'obbligo di iscrizione al Registro Imprese ai cui sono tenuti solo le ditte individuali (cfr. obbligo iscrizione registro imprese).

Quando conviene passare da ditta individuale a Srls? ›

Conviene o no trasformare una società ditta individuale in Srl. Trasformare una società ditta individuale in una Srl, società a responsabilità limitata, conviene solo quando si raggiunge un volume di affari molto alto, per cui è necessario tutelare il proprio patrimonio.

Quanto può fatturare una ditta individuale? ›

Con una Partita IVA in regime forfettario il limite di incassato annuo è di 65.000€. Invece, il limite di ricavi per le ditte individuali in regime ordinario è: 400.000€ nel caso di vendita di servizi. 700.000€ nel caso di altra attività

Quali sono i costi di una ditta individuale? ›

Preventivo costi per aprire una ditta individuale

apertura partita iva: 50€ + iva. iscrizione in camera di commercio: 50€ + iva + bolli 50€ totale iva inclusa: 172€

Chi ha partita IVA e un libero professionista? ›

Per lo stato italiano, il libero professionista viene identificato nella persona fisica con la propria partita IVA ed il proprio codice fiscale. In quanto ditta individuale, la ragione sociale dell'impresa deve contenere il nome del professionista per intero.

Cosa si intende per attività libero professionale? ›

Consistono nella prestazione di un'attività intellettuale o artistica assimilabile, in modo semplicistico, a un servizio di carattere professionale o di consulenza; con le attività d'impresa, costituiscono l'insieme delle attività economiche.

Come passare da ditta individuale a Srls? ›

Il passaggio da impresa individuale a SRL, anche unipersonale, avviene attraverso un atto notarile di conferimento di azienda in una SRL di nuova costituzione o già costituita. L'atto di conferimento, stipulato necessariamente dal notaio, non fa altro che far "confluire" la vecchia partita IVA nella nuova SRL.

Quali sono i vantaggi di una Srls? ›

Vantaggi di una SRL Semplificata

Responsabilità limitata al capitale versato. In caso di fallimento o difficoltà economiche il patrimonio dei soci non è a rischio; Tassazione dei redditi in capo alla società; Aliquota fiscale fissa che non aumenta proporzionalmente all'aumentare reddito (IRES al 24%);

Come pagare meno tasse avendo ditta individuale? ›

Pagare meno tasse con una ditta individuale non è impossibile se sai come farlo.
...
Ci sono alcune pratiche utili per ridurre il carico fiscale:
  1. Esternalizzazione di alcune attività;
  2. Sottoscrizione di una pensione integrativa;
  3. Investire in pubblicità.
Nov 5, 2020

Quanto devo fatturare per guadagnare 2000 euro? ›

Guadagnare 2mila euro netti al mese con il forfettario, quanto fatturare? Al netto di eventuale costi di gestione della partita Iva, ad esempio quelli legati al commercialista, per guadagnare 2.000 euro netti al mese, una partita iva forfettaria dovrebbe fatturare circa 3.500 euro.

Quanto paga di IVA una ditta individuale? ›

Si parte da un 23% per i redditi fino a 15000 Euro. Da 15001 Euro fino a 28000 Euro si paga il 27%. Da 28001 Euro fino a 55000 Euro si paga il 38%. Da 55000 Euro a 75000 Euro si paga il 41%.

Quanto paga di IRAP una ditta individuale? ›

L'aliquota ordinaria IRAP è pari al 3,9%. Ogni regione può però decidere di aumentarla o ridurla fino a un punto percentuale anche in base al tipo di attività svolta dall'impresa.

Quanto paga di INAIL una ditta individuale? ›

classe di rischio 1: 81,90 euro. classe di rischio 2: 133,01 euro. classe di rischio 3: 189,24 euro. classe di rischio 4: 276,93 euro.

Come si calcolano le tasse su una ditta individuale? ›

Per calcolare le tasse da pagare, basta poi moltiplicare l'imponibile per la percentuale IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche). Questa percentuale varia in base al reddito annuo con percentuali dal 23% al 43%. Nel caso in esempio: €15.000 (imponibile) * 23% IRPEF = €3.450 di tasse.

Quanto deve paga un artigiano di tasse all'anno? ›

da 15.001 a 28.000 euro: 3.450 euro + 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro; da 28.001 a 55.000 euro: 6.960 euro + 38% sulla parte eccedente i 28.000 euro; da 50.001 a 75.000 euro: 17.220 euro + 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro; oltre i 75.000 euro: 25.420 euro + 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro.

Chi rientra tra i liberi professionisti? ›

Sono liberi professionisti tutti coloro che esercitano in proprio una libera professione intellettuale e si tratta per lo più di persone laureate, generalmente iscritte ad un albo, ordine, registro o elenco riconosciuto, quali ad esempio consulenti del lavoro, gli avvocati, gli architetti, i commercialisti ecc.

Quali sono i liberi professionisti? ›

Rientrano, dunque, nella categoria dei liberi professionisti tutti coloro che svolgono una professione, per così dire, “convenzionale”, per la quale è obbligatoria l'iscrizione ad un Ordine o Albo Professionale: basti pensare agli avvocati, ai medici, agli ingegneri.

Quando si è liberi professionisti? ›

Il libero professionista è un lavoratore che svolge un'attività economica, a favore di terzi, volta alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale. L'attività svolta da tale soggetto è detta libera professione.

Qual è la forma giuridica di un libero professionista? ›

La scelta tra le due dipende dal tipo di attività che vuoi avviare. Per le attività di impresa (artigiani e commercianti) la scelta dovrà ricadere sulla ditta individuale. Se la tua è un'attività di lavoro autonomo intellettuale (ad esempio notaio, avvocato, artista, scrittore ecc.)

Quanto costa trasformare una ditta individuale in Srls? ›

Il costo non è fisso ma varia a seconda del valore del conferimento, complessità delle operazioni da svolgere e anche dal luogo in cui ci si trova. Facendo una stima approssimativa, possiamo indicare come cifra plausibile un costo compreso tra i 1.500 e 3.000 euro.

Come vendere una ditta individuale? ›

Un contratto di cessione d'azienda è valido tra le parti anche se stipulato in forma verbale, o con una semplice scrittura privata. Tuttavia, affinché acquisti efficacia anche verso i terzi, deve essere redatto per iscritto, nella forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata.

Come aprire una SRL semplificata? ›

In che modo si può aprire una srl?
  1. sottoscrizione di un contratto redatto in forma pubblica davanti a un notaio;
  2. registrazione del contratto all'Agenzia delle Entrate;
  3. iscrizione nel Registro delle Imprese territorialmente competente entro 10 giorni dall'atto costitutivo.
Jun 14, 2021

Cosa si rischia con una SRLS? ›

Cosa rischia una Srls? Cosa rischia il socio di una Srl? I soci dunque non hanno alcuna responsabilità e non corrono alcun rischio se la Srl non paga i propri creditori. Essi non potranno subire alcun pignoramento dei propri beni personali (ad esempio, la casa, il conto in banca, ecc.).

Cosa non può fare la SRLS? ›

Svantaggi
  1. La gestione costa. ...
  2. Capitale limitato (in prospettiva) ...
  3. Regole di funzionamento e amministrazione sono fissate per legge. ...
  4. Grandi difficoltà di accesso ai finanziamenti. ...
  5. I soci sono solo persone fisiche, non persone giuridiche. ...
  6. Mancanza di agevolazioni fiscali.

Chi risponde dei debiti di una SRLS? ›

L'unico soggetto responsabile dei debiti della SRL è la SRL. Ciò significa che i creditori potranno pignorare solo i beni di quest'ultima come eventuali immobili intestati alla società, conti in banca, titoli di credito, autoveicoli, ecc.

Come abbattere il reddito? ›

Come pagare meno Irpef: elenco di tutte le deduzioni
  1. Contributi previdenziali ed assistenziali.
  2. Assegni periodici corrisposti al coniuge.
  3. Contributi previdenziali ed assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari.
  4. Erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose.

Come abbattere l'IVA da pagare? ›

Come pagare meno tasse: le 5 strategie
  1. 1 – Abbandonare la ditta individuale, la snc e la sas e spostarti verso una srl. ...
  2. 2 – Organizzare il lavoro e le trasferte fuori comune. ...
  3. 3 – Dotarsi dei buoni pasto, puoi comprarne fino a 2920 euro annui a persona e scaricarli al 100%

Cosa acquistare per abbassare utile? ›

Una soluzione per abbassare utile srl può essere quella di ricorrere al TFM, ossia il trattamento di fine mandato. Si tratta, in sostanza, di un pagamento differito della società nei confronti dell' amministratore proprio come il TFR. E, proprio come il TFR, il TFM è interamente deducibile.

Quanto devo fatturare per guadagnare 1500? ›

Supponiamo, un contribuente che vuole conoscere quale debba essere il compenso lordo da fatturare per avere un guadagno netto di circa 1.500 euro. In tal caso, il calcolo per l'emissione della fattura sarà il seguente: Compenso = 1.410 euro. Rivalsa INPS 4% = (1.410 x 4%) = 56,40 euro.

Quanto bisogna guadagnare per vivere con la partita IVA? ›

Tenendo conto che un professionista iscritto alla gestione separata dell'Inps deve applicare un'aliquota pari al 25,72% sull'ammontare di reddito prodotto durante lo svolgimento dell'attività, per avere come uno stipendio tra 1.100 e 1.500 netti al mese, una partita Iva deve guadagnare tra circa 2.000 e 2.900 euro al ...

Quanti sono 2000 euro in partita IVA? ›

Nel caso di guadagno tra 1.500 e 2.000 euro mensili lordi con partita Iva, all'anno sono netti tra quasi 14.000 e 21.000 euro.

Quante tasse paga un lavoratore autonomo? ›

Tasse e Partita IVA: Regime fiscale ordinario

fino a 15.000€: 23% oltre 15.000€ e fino a 28.000€: 25% oltre 28.000€ e fino a 50.000€: 35% oltre 50.000 euro: 43%

Quante tasse si pagano su 100.000 euro? ›

Aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 euro; Aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 euro; Aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 euro.

Quanto è l'aliquota IRAP? ›

L'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) è determinata applicando al valore della produzione netta l'aliquota del 3,9%. Le regioni hanno facoltà di variare l'aliquota, sino ad un massimo di 0,92%, anche differenziandola per settori di attività o categorie di contribuenti.

Chi non è tenuto a pagare l IRAP? ›

A partire dal 2022, la legge di Bilancio esclude da IRAP le persone fisiche, stabilendo che l'imposta “non è dovuta dalle persone fisiche esercenti attività commerciali ed esercenti arti e professioni”.

Chi paga IRAP 2021? ›

Sono soggetti passivi dell'IRAP: le persone fisiche esercenti attività commerciali titolari di redditi d'impresa. le persone fisiche esercenti arti e professioni titolari di redditi di lavoro autonomo. i produttori agricoli titolari di reddito agrario.

Quanto si paga di INAIL con partita IVA? ›

Un altro costo obbligatorio per chi apre una partita IVA è quello dovuto per l'iscrizione obbligatoria all'INAIL, ossia l'istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro, che si aggira intorno ai 100 euro.

Quando si paga di INAIL per un artigiano? ›

Le scadenze dei versamenti delle quattro rate sono predeterminati come segue: I rata, 16 febbraio. II rata, 16 maggio. III rata, 16 agosto differita al 20 agosto (art.

Come calcolare INAIL esempio? ›

Se il tasso INAIL sarà pari al 15 per mille, il datore di lavoro dovrà versare un premio assicurativo totale così calcolato: 100.000 / 1.000 x 15 = 1.500 euro.

Quante tasse si pagano su 60000 euro? ›

I costi deducibili documentati sono di 6.000€. Ne consegue che una Partita IVA in regime ordinario pagherà un totale di 16.190€ di IRPEF su 60.000€ di incassato. Invece, nel caso del regime forfettario la tassazione è agevolata al 15% e scende al 5% per i primi 5 anni nel caso di nuove attività.

Come si calcolano le tasse da pagare? ›

Questo è lo schema a cui fare riferimento per il 2021.
  1. da 0 a 15.000 euro: aliquota del 23%
  2. da 15.001 a 28.000 euro: aliquota del 27%
  3. da 28.001 a 55.000 euro: aliquota del 38%
  4. da 55.001 a 75.000 euro: aliquota del 41%
  5. più di 75.000 euro: aliquota del 43%

Quanto pagano di tasse gli artigiani? ›

Nella maggior parte dei casi, con una Partita IVA da artigiano la quota dedotta è pari al 33% e, di conseguenza, le tasse e i contributi verranno pagati sul reddito imponibile del 67% .

Quanto deve guadagnare un artigiano per vivere? ›

Stipendio per Artigiano in Italia per il 2022

Quanto guadagna un Artigiano in Italia? Lo stipendio medio per artigiano in Italia è € 85 000 all'anno o € 43.59 all'ora. Le posizioni “entry level” percepiscono uno stipendio di € 85 000 all'anno, mentre i lavoratori con più esperienza guadagnano fino a € 85 000 all'anno.

Come si calcola il reddito di un artigiano? ›

Regime forfettario artigiani: calcolo imposta sostitutiva

Nel Regime forfettario il reddito imponibile non si calcola sottraendo i costi ai ricavi, bensì si moltiplica il coefficiente di redditività relativo al codice ATECO della propria attività all'ammontare dei ricavi incassati.

Quanto costa trasformare una ditta individuale in Srls? ›

Il costo non è fisso ma varia a seconda del valore del conferimento, complessità delle operazioni da svolgere e anche dal luogo in cui ci si trova. Facendo una stima approssimativa, possiamo indicare come cifra plausibile un costo compreso tra i 1.500 e 3.000 euro.

Cosa si rischia con una Srls? ›

Cosa rischia una Srls? Cosa rischia il socio di una Srl? I soci dunque non hanno alcuna responsabilità e non corrono alcun rischio se la Srl non paga i propri creditori. Essi non potranno subire alcun pignoramento dei propri beni personali (ad esempio, la casa, il conto in banca, ecc.).

Cosa comprare per pagare meno tasse? ›

I 10 consigli più importanti per pagare meno tasse
  • libri e riviste professionali;
  • cancelleria, materiali di consumo e valori bollati;
  • spese per lavoro dipendente e prestazioni di lavoro autonomo occasionale;
  • utenze intestate allo studio professionale;
  • beni strumentali per l'esercizio dell'attività.
Apr 4, 2016

Quanto fatturare per avere una srl? ›

Srl in Italia, quale è il fatturato e utili medio dichiarato? La maggioranza relativa delle srl in Italia dichiara un fatturato tra 50.000 a 100.000 euro.

Che differenza c'è tra ditta individuale e srl? ›

La ditta individuale è senza alcun dubbio la forma più semplice e meno onerosa; infatti per costituire una ditta individuale non occorre il notaio. Possiamo quindi già individuare un primo risparmio rispetto alla costituzione di una srls, la cui nascita non può fare a meno della figura del notaio.

Come vendere una ditta individuale? ›

Un contratto di cessione d'azienda è valido tra le parti anche se stipulato in forma verbale, o con una semplice scrittura privata. Tuttavia, affinché acquisti efficacia anche verso i terzi, deve essere redatto per iscritto, nella forma di atto pubblico o di scrittura privata autenticata.

Quanto costa il passaggio da srls a srl? ›

Gli utenti iscritti ai nostri piani completi possono richiedere il servizio di Trasformazione di SRLS in SRL Ordinaria che al costo di €900, oltre IVA e imposte, include: creazione statuto con il nostro modello, ti basterà rispondere a poche semplici domande per creare lo statuto personalizzato per la tua SRL.

Chi risponde in una SRLS? ›

Nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. Art. 2495 del codice civile. Cancellazione della società .

Chi risponde dei debiti di una SRLS? ›

L'unico soggetto responsabile dei debiti della SRL è la SRL. Ciò significa che i creditori potranno pignorare solo i beni di quest'ultima come eventuali immobili intestati alla società, conti in banca, titoli di credito, autoveicoli, ecc.

Chi è responsabile in una SRLS? ›

Sono solidalmente e illimitatamente responsabili quelli tra i soci che nell'atto costitutivo o nell'atto separato hanno deciso, autorizzato o consentito il compimento dell'operazione.

Cosa acquistare per abbassare utile? ›

Una soluzione per abbassare utile srl può essere quella di ricorrere al TFM, ossia il trattamento di fine mandato. Si tratta, in sostanza, di un pagamento differito della società nei confronti dell' amministratore proprio come il TFR. E, proprio come il TFR, il TFM è interamente deducibile.

Come fare per abbassare il reddito? ›

Come pagare meno Irpef: elenco di tutte le deduzioni
  1. Contributi previdenziali ed assistenziali.
  2. Assegni periodici corrisposti al coniuge.
  3. Contributi previdenziali ed assistenziali versati per gli addetti ai servizi domestici e familiari.
  4. Erogazioni liberali a favore di istituzioni religiose.

Come pagare meno tasse sul reddito? ›

4 trucchi per pagare meno tasse da dipendenti
  1. 3.1 Scegli le entrate esenti piuttosto che le entrate tassate.
  2. 3.2 Scegli le spese deducibili.
  3. 3.3 Scegli le spese detraibili.
  4. 3.4 Richiedi la detrazione per carichi di famiglia.
Aug 3, 2021

Quanto devo fatturare per guadagnare 2000 euro? ›

Guadagnare 2mila euro netti al mese con il forfettario, quanto fatturare? Al netto di eventuale costi di gestione della partita Iva, ad esempio quelli legati al commercialista, per guadagnare 2.000 euro netti al mese, una partita iva forfettaria dovrebbe fatturare circa 3.500 euro.

Quanto tempo ci vuole per aprire una srl? ›

Per l'apertura di una SRLS devi calcolare una tempistica di circa 20 giorni lavorativi a partire dall'invio della relativa pratica all'Agenzia delle Entrate. In poche settimane, quindi, la tua società potrà essere pronta per iniziare.

Come si dividono gli utili di una srl? ›

L'assemblea soci della srl può decidere di ripartire tra i soci gli utili ottenuti dall'esercizio dell'anno precedente o le riserve di capitale: Al momento dell'approvazione del bilancio annuale; In qualsiasi momento dell'anno.

Quali sono le differenze tra azienda individuale e libero professionista.

Il mondo dell’imprenditoria è composto da figure e soggetti di vario tipo e di varia natura, sia dal punto di visto giuridico sia per quanto riguarda la fiscalità.. Tra questi vi sono l’ azienda individuale e il libero professionista : per via del carattere di singolarità che caratterizza entrambi, spesso si tende a confonderli, benché sussistano specifiche differenze di ordine giuridico e previdenziale.. Dal punto di vista giuridico, l’ impresa individuale è la forma più semplice di attività d’impresa: per tanto, è necessario che un imprenditore effettui le procedure previste dalla legge per la costituzione di un’attività imprenditoriale (registrazione alla Camera di Commercio e apertura della relativa partita IVA).. In sintesi, la differenza giuridica che separa un imprenditore titolare di un’azienda individuale e un libero professionista è la natura dell’attività.. Il libero professionista è una figura che svolge una determinata attività, di carattere economico, a favore di un soggetto terzo; la prestazione offerta dal libero professionista (detta “ libera professione “) è di natura intellettuale.. Tra le figure che più spesso forniscono prestazioni professionali da libero professionista ci sono, ad esempio, i consulenti o i giornalisti e qualsiasi altra professione che si può esercitare da “ freelance ” (anche i medici che svolgono l’attività in strutture diverse da quelle pubbliche possono essere annoverati tra i liberi professi).. La ditta, invece, è il nome commerciale dell’impresa e “ comunque sia formata, deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore “, fatta eccezione per le disposizioni in materia di trasferimento della ditta.. L’uso esclusivo della ditta è appannaggio dell’ imprenditore , ossia “ chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi “, secondo le disposizioni contenute nell’articolo 2082 del Codice Civile.. Egli è anche il capo dell’impresa e “ ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa “.. Quindi, in estrema sintesi, una ditta individuale è un’attività d’impresa – di qualsiasi genere – svolta da una persona sola; la procedura di istituzione dell’impresa è quella stabilita dal comma 1 dell’articolo 9 della Legge 40/2007 (meglio nota come “Bersani-bis”): “ ai fini dell’avvio dell’attività d’impresa, l’interessato presenta all’ufficio del registro delle imprese, per via telematica o su supporto informatico, la comunicazione unica per gli adempimenti di cui al presente articolo “.. Nel regime forfettario la base imponibile è determinata dal tasso di redditività dell’attività; il regime fiscale agevolato per l’avviamento della professione prevede una tassazione del 5% per i primi cinque anni e del 15% per gli anni successivi; le imprese individuali, invece, sono tassate sulla base del “ principio di competenza ” che funziona in maniera leggermente diversa rispetto a quello “di cassa”.. In tal caso, infatti, la tassazione viene esatta in riferimento al reddito imponibile annuo (IRPEF), calcolato tenendo conto di tutti gli episodi economici che si sono manifestati nel corso di un singolo esercizio, senza tenere in conto del fatto che i ricavi o crediti siano stati effettivamente incassati.. In sostanza, la differenza che passa tra una ditta individuale e un libero professionista è la modalità di calcolo della base imponibile per i due soggetti: per il primo contano gli incassi effettivi, per il secondo sono presi a riferimento le voci iscritte in un dato bilancio d’esercizio, anche se verranno incassate in un momento diverso.

A quanto ammontano le imposte di un’attività di lavoro autonomo, quanto costano gli adempimenti connessi e quanti contributi si pagano?

A quanto ammontano le imposte di un’attività di lavoro autonomo, quanto costano gli adempimenti connessi e quanti contributi si pagano?. Bisogna però chiarire che la semplice apertura della partita Iva come libero professionista, di per sé, non comporta il pagamento delle imposte, né sono previste delle tasse di importo fisso per tenere la partita Iva aperta: l’apertura della posizione Iva come libero professionista comporta, però, l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi annuale, anche se non si fattura nulla, l’obbligo di tenuta della contabilità (i cui costi dipendono dal professionista che si occupa degli adempimenti e dal regime fiscale scelto), oltre agli obblighi previdenziali (la maggior parte dei professionisti è tenuta a pagare dei contributi all’ente previdenziale di appartenenza anche quando non produce reddito; fa eccezione la gestione Separata Inps, alla quale si pagano i contributi solo sul reddito imponibile), alle tasse per l’iscrizione ad albi o elenchi, e ad ulteriori tasse e costi accessori che dipendono dal tipo di attività esercitata.. Una volta aperta la partita Iva, il professionista deve iscriversi alla propria cassa previdenziale , se la categoria professionale a cui appartiene ne ha una (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense): in base a quanto previsto dai regolamenti di previdenza della maggior parte delle casse professionali, gli iscritti sono tenuti a pagare un ammontare minimo di contributi (il cosiddetto contributo soggettivo) anche con reddito pari a zero, nella misura prevista dalla specifica gestione, ed eventualmente i contributi in percentuale sul reddito.. Il primo anno non sono previsti acconti; col pagamento del saldo, effettuato alla scadenza del saldo Irpef (30 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), deve però pagare un primo acconto, pari al 40% del saldo; un secondo acconto, sempre pari al 40%, deve essere versato entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.. I contributi versati alla gestione Separata sono sempre deducibili dal reddito, anche per chi utilizza il regime fiscale forfettario .. Per riassumere brevemente, il regime dei minimi, al quale non è più possibile aderire, ma nel quale restano alcuni professionisti che vi hanno aderito sino all’anno 2015, comporta una tassazione sostitutiva del 5% sul reddito (semplificando, il reddito è rappresentato dalla differenza tra ricavi e costi inerenti l’attività, inclusa l’Iva, che non essendo detraibile diventa un costo): non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore o agli indicatori di affidabilità e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.. In pratica, se il professionista, soggetto alla contabilità semplificata, guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, verserà allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro, meno una piccola detrazione sul reddito da lavoro autonomo.. Le detrazioni non sono applicate all’imposta sostitutiva che pagano i professionisti nel regime forfettario o in quello dei minimi.. in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre; in due o più rate, oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.. Oltre all’Irpef, il contribuente in contabilità semplificata deve pagare le addizionali comunali (pari, nella generalità dei casi, allo 0,80% dell’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda del Comune) e l’ addizionale regionale (che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione); qualora possieda il requisito di autonoma organizzazione (sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vastissima giurisprudenza), sarà soggetto al pagamento dell’ Irap (la cui base imponibile non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della regione e della categoria cui appartiene il contribuente).. Il lavoratore autonomo in contabilità semplificata, a differenza dei minimi e dei forfettari, è assoggettato all’ Iva , l’imposta sul valore aggiunto.. Ad esempio, se il professionista fattura, nel trimestre, 1.000 euro, addebita al cliente 1.220 euro (1.000 di compenso, più 22% Iva).

Aprire una ditta individuale: quali sono le tasse che deve sostenere il professionista. Quali costi ricadono sul lavoratore autonomo tra tasse e spese di gestione della propria attività?

Si pagherà infatti esclusivamente l’operato del commercialista al quale si deciderà di affidarsi (150 Euro circa per la gestione della pratica) il quale si occuperà di compilare e trasmettere all’ Agenzia delle Entrate le pratiche necessarie.. A queste spese burocratiche iniziali si dovrà aggiungere anche l’onorario annuale del commercialista per la gestione economica e fiscale della ditta individuale, al fine di avere una contabilità aggiornata e la compilazione delle dichiarazioni dei redditi ogni anno.. Al fine di poter aprire una ditta individuale è necessario anche iscrivere la propria attività al Registro delle Imprese della Camera di Commercio.. Le attività obbligate all’iscrizione alla Camera di Commercio dovranno sostenere una spesa che si aggira tra i 250 e i 300 Euro, quota che verrà rinnovata annualmente e che si aggirerà tra i 50 e i 100 Euro a seconda della collocazione geografica della propria Camera di Commercio.. Ma esistono diverse tipologie di Partita Iva che consentono un drastico taglio di questa cifra grazie a particolari condizioni che mirano ad agevolare il mondo del lavoro in Italia, si pensi per esempio alle Partita Iva agevolate o forfettarie le quali consentono un grande risparmio sulle tasse a fronte di un fatturato annuo non superiore a cifre prestabilite.. Alle spese sostenute per il commercialista e le tasse dovute allo Stato, chi decide di aprire una ditta individuale deve tener conto di un ulteriore costo che sarà tenuto a versare annualmente: la Previdenza.

Tasse liberi professionisti: scopri a quanto ammontano, come avviene il calcolo e come ridurle aderendo al nuovo regime forfettario!

Come ti spiegheremo meglio in seguito, il regime forfettario è un regime fiscale agevolato, che permette di ridurre sensibilmente – e in maniera del tutto legale – le tasse dei liberi professionisti e di chi svolge un’attività in proprio, specialmente durante i primi anni, quando ancora le incertezze sono tante!. Inoltre, non dimentichiamo che, se i “nostri” Giovanni, Nicola e Claudia hanno aperto Partita IVA da meno di cinque anni e rientrano nei criteri sopra indicati per l’accesso all’aliquota start-up, possono beneficiare di un’ulteriore riduzione – dal 15% al 5% – dell’imposta sostitutiva (ad esempio, da 3.510 a 1.170 euro, e via di seguito).. Ricordiamo, inoltre, che possono accedere al regime forfettario solo i liberi professionisti residenti in Italia, ad eccezione di coloro che risiedono in uno Stato membro dell’UE (o che abbia stretto accordi economici con il nostro Paese, tali da consentire uno scambio continuo di informazioni) e che producono qui almeno il 75% del fatturato.. i soggetti che partecipano contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività riconducibili, anche in via indiretta, a quelle svolte individualmente; i soggetti che esercitano prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due anni precedenti, oppure nei confronti di soggetti a loro riconducibili, direttamente o indirettamente (fanno eccezione i periodi di praticantato obbligatorio); coloro che, nell’anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente e/o assimilati maggiori di 30.000 euro, a meno che il rapporto non sia cessato prima del 31 dicembre.. Mentre l’ammontare dei contributi dipende dalla Cassa Previdenziale a cui si è iscritti (specifica, come la Cassa Forense per gli avvocati , o generica, come la Gestione Separata INPS , cui fanno capo tutti i liberi professionisti che svolgono attività non ordinistiche: vedi, ad esempio, i consulenti marketing o gli igienisti dentali ) e dalle modalità da essa indicate per il calcolo ed il versamento, tutti gli altri costi possono essere rimodulati con un po’ di astuzia!

ATTENZIONE: questo articolo è stato aggiornato dalla nostra nuova guida alla tassazione. Stai per avviare un’impresa (ma il discorso vale anche per molti professionisti) o hai già un’impresa avviata ma vuoi eventualmente cambiarla per pagare meno imposte? Ecco un confronto, chiaro e semplice, tra le diverse tassazioni di ciascuna forma di impresa. Il grafico si […]

Nuove iniziative produttive (IRAP + imposta sostitutiva 10%) Contribuenti in regime dei “minimi” (imposta sostitutiva 20%) Imprenditori individuali , ma la tassazione indicata si adatta bene anche al socio unico di una Srl unipersonale che ha scelto l’imposizione per “trasparenza” (IRAP + addizionale regionale + IRPEF) Snc o Sas con due soci aventi ciascuno una quota del 50%, cioè il valore riportato è la sommatoria delle imposte della società più quelle dei 2 soci, ma la tassazione indicata si adatta bene anche al caso di una Srl con due soci che hanno scelto l’imposizione per “trasparenza” ed anche alla impresa familiare qualora la suddivisione delle quote preveda il 51% a favore del capofamiglia ed il 49% al collaboratore (IRAP + add.. regionale + IRPEF) Snc o Sas con tre soci aventi ciascuno una quota del 33,33%, cioè il valore riportato è la sommatoria delle imposte della società più quelle dei 3 soci, ma la tassazione indicata si adatta bene anche al caso di una Srl con tre soci che hanno scelto tutti l’imposizione per “trasparenza” (IRAP + add.. regionale + IRPEF) Srl , ovvero le imposte da versare a carico della sola società, senza quindi considerare i soci, eventualità che potrebbe essere utile nel caso non si procedesse alla distribuzione degli utili, bensì al loro accantonamento a riserva (IRES + IRAP) Srl unipersonale , cioè l’importo della tassazione è relativo alla somma delle imposte societarie e quelle a carico dell’unico socio (IRES + IRAP + add.. Per l’IRAP si è presa a riferimento l’aliquota del Lazio (5,25%) e l’abbattimento forfetario di € 8.000, mentre per l’addizionale regionale si è considerata un’aliquota dello 0,9%.. E’ opportuno fornire anche la tabella sottostante, in cui è materialmente visibile il “peso” fiscale di ciascuna forma di impresa: è sufficiente incrociare il reddito imprenditoriale (in colonna) con la tipologia dell’impresa (sul primo rigo).. l’indetraibilità dell’IVA sugli acquisti che contraddistingue il regime dei “minimi”; peraltro la brevità nel grafico delle curve di questi regimi è dovuta al limite normativo fissato per il loro volume di affari abbiamo necessariamente adottato alcune semplificazioni nel calcolo dei redditi imponibili, come nel caso dell’IRAP dove si è ipotizzata una uguaglianza tra la sua base imponibile e quella di altre imposte si è già accennato al fatto che il passaggio dalla tassazione “ordinaria” della Srl (mediante l’IRES) a quella per “trasparenza” (mediante la sottoposizione della quota di reddito, anche non distribuita, all’IRPEF) non è sempre così lineare come presupposto nei calcoli i dati mostrati per l’impresa familiare, che sotto l’aspetto impositivo abbiamo parificato alla Snc, sono da considerarsi un’approssimazione (molto realistica) dell’esatto valore, a motivo della non perfetta coincidenza tra le prefissate quote della Snc (50% ai ciascuno dei due soci) e dell’impresa familiare (51% al “capofamiglia” e 49% al familiare collaboratore)

La tassazione che dovrà pagare ogni Libero professionista varia in base ad alcuni fattori, primo tra tutti la scelta del Regime Foscale. Analizziamola.

Per sapere quante tasse deve pagare un libero professionista occorre prendere in considerazione una serie di fattori come il tipo di attività svolta, la località in cui essa viene esercitata, le spese, i contributi previdenziali, etc.. Il Libero Professionista che svolge un’attivitàlavorativa ha l’obbligo di inviare annualmente la Dichiarazione dei redditi (anche se questi sono pari a zero), di tenuta della contabilità e di versare i contributi Previdenziali.. Pertanto, possiamo affermare che le tasse che deve pagare un Libero Professionista non sono riconducibili al possesso della partita Iva (come credono in molti) ma ad altre variabili, spesso legate al tipo di regime fiscale adottato in fase di avvio dell’attività.. Di seguito, infatti, vedremo quali sono le tasse dovute da un libero professionista quando sceglie di operare con il regime forfettario .. Prima di richiedere la Partita Iva è bene che ti rivolga ad un fiscalista o commercialista che ti saprà indicare il codice ATECO più idoneo all’attività che intendi svolgere e ti consiglierà il regime fiscale più conveniente.. Molte persone credono che diventare lavoratori autonomi comporti il versamento di un numero elevato di tasse, tanto da rinunciare alla possibilità di lanciarsi in un progetto da libero professionista temendo di non riuscire a sostenere tali costi.. A partire dalla Legge di Bilancio del 2015, infatti, chi apre una Partita Iva ed è in possesso di determinati requisiti minimi può accedere al Regime Forfettario che prevede una tassazione agevolata del 15% sul reddito imponibile.. Le riforme del regime forfettario, introdotte con la Legge di Stabilità del 2016, prevedono una riduzione delle tasse per coloro che:. Uno degli aspetti principali che riguarda il Regime Forfettario è che si tratta di un regime fiscale che nasce da uno già esistente (ora non più) conosciuto come Regime dei Minimi .. Tuttavia, per la maggior parte dei codici ATECO relativi ai liberi professionisti, il coefficiente di redditività , che stabilisce la porzione di reddito imponibile, è pari al 78% del totale .. Abbiamo compreso che i liberi professionisti che scelgono il regime forfettario devono pagare il 15% o il 5% di tasse, calcolate sul 78% del reddito.. Il 78% di 28.000 euro, ovvero 21.840 euro; Il 15% di 21.840 euro, ovvero 3.276 euro sarà l’imposta sostitutiva da versare nelle casse del fisco.. Questa quota varia in base al tipo di cassa a cui si è iscritti, a questo proposito occorre specificare che per alcune categorie di liberi professionisti esistono delle casse a loro dedicate, in caso contrario ci si può iscrivere alla Gestione Separata dell’Inps.. Un Commercialista “classico” per la gestione della Contabilità di un Contribuente titolare di una Partita IVA per Libero Professionista ha una tariffa media impresa tra 1.000 e 1.200 Euro.. Il costo del mio Servizio di Contabilità sarà di soli 39 Euro al mese, già comprensivi di IVA, che potrai pagare scegliendo tra 3 tipi di Abbonamento di Consulenza : trimestrale, semestrale o annuale.

Libero professionista e ditta individuale sono le due facce della medaglia del lavoro autonomo e determinano alcuni degli obblighi che dovrai rispettare.

In pratica devono svolgere il lavoro che i clienti richiedono, ma sono liberi di raggiungere l’obiettivo come meglio credono o comunque con un buon margine di manovra (a meno che non capitino clienti da incubo).. Se stai pensando di aprire la Partita IVA (e non fonderai una società), devi prima di tutto capire come ti inquadrerà lo Stato e quali saranno i contributi previsti.. Una ditta individuale è un’attività d’impresa costituita da un solo titolare che ha per oggetto la produzione o lo scambio di beni o servizi.. Inoltre, le attività di cui si occupa chi apre una una ditta individuale sono connotate da una forte componente manuale o artigianale.. la denuncia di inizio attività all’Agenzia delle Entrate la registrazione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio l’iscrizione alla Gestione artigiani e commercianti dell’INPS l’apertura della posizione INAIL (quando richiesta). Inoltre, per alcune tipologie di attività, bisogna presentare la (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), che però è una dichiarazione a parte.. Quindi, se appartieni a una di queste professioni ti consiglio di far riferimento al tuo ordine e al commercialista.. 26,49% se non sei assicurato presso altre forme di previdenza obbligatoria 24% se sei assicurato anche presso un’altra forma di previdenza obbligatoria (ad esempio se sei pensionato o se hai anche un contratto da dipendente). Però, se il tuo reddito imponibile è inferiore a 15.953,00 Euro, non ti verrà conteggiato un intero anno di contribuzione, ma un numero di settimane proporzionali a quanto versato.. Se sei in regime forfettario , la base imponibile deriva dal fatturato x il coefficiente di redditività, negli altri casi si ottiene sottraendo i costi dal fatturato.. Se sei titolare di una ditta individuale il discorso è decisamente diverso.. Se invece il tuo reddito supera il minimale devi pagare il contributo fisso più il 24% o il 24,09% della quota eccedente.

Ultimamente hai fatto una scelta importante nella tua vita: hai deciso di aprire un’azienda tutta tua dove realizzare i tuoi progetti e le tue idee. Sicuramente, come in tutte le scelte decisive, hai già considerato tutti i vantaggi e gli svantaggi dell’impresa ma c’è una cosa che non hai ancora ben capito: quali sono i costi della partita IVA?

Sicuramente, come in tutte le scelte decisive, hai già considerato tutti i vantaggi e gli svantaggi dell’impresa ma c’è una cosa che non hai ancora ben capito: quali sono i costi della partita IVA ?. I costi principali della partita IVA si suddividono in due categorie: costi di tenuta (che riguardano le spese di iscrizione alla Camera di commercio, ai bolli e all’onorario del commercialista) e costi di gestione (che riguardano le spese che devi sostenere durante la tua attività).. Disbrigo che include anche l’ iscrizione alla Camera di Commercio : iscrizione necessaria solo se la tua attività è una ditta individuale, non prevista se sei un libero professionista o un lavoratore autonomo.. Oltre all’apertura della partita IVA e all’iscrizione alla Camera di commercio di cui ti ho parlato prima, il commercialista svolge altri tipi di pratiche per la tua attività tra cui:. Costi di tenuta annuali: sommarioTipo costoPrezzo (min)Prezzo (max)Iscrizione Camera di Commercio0,00€120,00€Assistenza commercialista400,00€1.000,00€ I costi di gestione sono le spese che devi sostenere durante la tua attività come ad esempio l’acquisto di materie prime, di beni, di servizi o il pagamento di imposte e tasse.. Regime forfettario: sommarioTipo impostaAliquotaIRPEF0%Addizionali IRPEF0%IVA0%IRAP0%Imposta unica15%Il regime forfettario ha molti vantaggi ed un solo svantaggio: non puoi scaricare nessun costo di gestione della tua attività, se non solamente quello dei contributi INPS.. Nel tuo caso paghi quindi 8.500 euro di contributi INPS .. Quello che rimane è l’utile al netto dell’INPS, nel tuo caso è quindi 22.980 euro.. In questo caso l’IRAP da pagare è di 896 euro (il 3,9% sull’utile di 22.980 euro) mentre l’IRPEF da pagare è di 5.079 euro (il 23% sull’utile a cui è stata sottratta l’IRAP).. Calcolo utile nettoUtile al netto dell’INPS+ 22.980€IRAP– 896€IRPEF– 5.079€ Utile netto17.005€ Se rientri nei requisiti del regime forfettario dell’Agenzia delle Entrate per la tua tipologia di attività allora non paghi l’IRAP e l’IRPEF, nè le relative addizionali .. Calcolo utile al netto dell’INPSFatturato+ 38.000€Contributi INPS– 10.260€Utile al netto dell’INPS27.740€Infine, per ottenere l’utile netto, devi sottrarre all’utile al netto dell’INPS di 27.740 euro l’imposta sostitutiva relativa al tuo codice ATECO (per esempio il 15% sul 75% dell’imponibile) che nel tuo caso è di: 3.120 euro.

Il Dottore Commercialista di Studio Scudo analizza i punti di forza e di debolezza delle diverse vesti giuridiche e consiglia l’imprenditore per scegliere la più adatta ad operare nel mercato. In questo articolo il Dottore Commercialista approfondisce le forme giuridiche della Ditta Individuale e del Libero Professionista. Le attività di lavoro autonomo: Ditta Individuale e ... Continua lettura

Il Dottore Commercialista sottolinea che tale forma di lavoro non è un passaggio obbligatorio, perché si tratta semplicemente di una forma di lavoro “occasionale” (saltuaria e sporadica) che presenta vari limiti, quali:. i committenti devono essere persone giuridiche e non persone fisiche; le collaborazioni non possono superare i 30 giorni l’anno per committente; si ha un massimo di Euro 5.000 all’anno di prestazioni occasionali, dopodiché sarà necessaria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS e comunicarlo ai committenti che dovranno versare 2/3 dei contributi spettanti e il rimanente terzo dovrà essere trattenuto in fase di emissione della ricevuta; si ha il divieto di pubblicizzare, sia online che offline, i propri prodotti/servizi.. Per quanto riguarda la ditta individuale artigianale o commerciale, oltre alla compilazione e all’invio del modulo di richiesta di apertura della Partita IVA, si deve registrare all’albo Artigiani o alla Camera di Commercio .. Inoltre, la ditta individuale commerciale deve presentare la pratica di Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) e dopo aver ottenuto la ricevuta protocollata dallo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) può iniziare l’attività economica.. L’INPS prevede anche degli importi di massimale di reddito ai fini della contribuzione: approssimativamente se si ha un reddito maggiore di Euro 105.000 i contributi da versare saranno calcolati solo sull’importo massimale e non sulla porzione del reddito che supera tale soglia .. Il lavoratore autonomo che ha un contratto di lavoro dipendente può essere esonerato dalla contribuzione previdenziale per le Partite IVA se il lavoro dipendete è prevalente (almeno più di 20 ore la settimana).. regime semplificato ( eventualmente in regime ordinario in caso di ditta individuale con ricavi superiori a Euro 400.000 per le attività di prestazione di servizi e di Euro 700.000 per altre attività ); regime forfettario .. Si ricorda che i lavoratori autonomi in regime semplificato devono applicare l’ IVA in fattura, ma questa non può considerarsi come un’imposta diretta (anche se con cadenza trimestrale devono versare all’Agenzia delle Entrate l’ammontare dell’IVA sulle vendite meno l’IVA sugli acquisti), perché si tratta di un’imposta indiretta che riguarda il valore aggiunto della produzione e lo scambio di beni o servizi e quindi grava soltanto sull’effettivo utilizzatore finale del bene o del servizio .. Entro il 30 giugno di ogni anno il lavoratore autonomo deve versare il saldo IRPEF e il primo acconto ed entro il 30 novembre il secondo acconto.. libertà di organizzazione e sviluppo in autonomia di un progetto imprenditoriale; assenza di soci; responsabilità illimitata per le obbligazioni assunte [s vantaggio ] costi limitati per l’apertura della Partita IVA [ vantaggio ]; possibilità di accedere al regime forfettario [ vantaggio ]; costi limitati per la elaborazione e gestione contabile , considerando i minori adempimenti rispetto a società di persone e soprattutto di capitali [ vantaggio ]; impossibilità di erogare il compenso amministratore e di percepire quindi le Trasferte Italia e i Rimborsi Chilometrici [ svantaggio ]; non applicabilità dell’ imposta IRAP [ vantaggio ]; imposizione fiscale direttamente in capo al lavoratore autonomo e non alla società (come per le SRL, SPA) [ da valutare vantaggi/svantaggi con il Commercialista ].

Vedremo come diventare un libero professionista, come aprire una partita IVA e il regime fiscale e verranno trattati altresì temi quali: le spese deducibili,

Vedremo come diventare un libero professionista , come aprire una partita IVA e il regime fiscale e verranno trattati altresì temi quali: le spese deducibili, la disoccupazione, la maternità, la tariffa oraria media di un libero professionista e se è possibile esercitare la professione senza partita IVA.. Avvocati, agronomi , geometri , geologi o ingegneri, ad esempio, sono iscritti ad un albo specifico per la loro categoria.. Chi sono quindi i liberi professionisti?. Spesso l’aspirante libero professionista si chiede se sia il caso di aprire una partita Iva come lavoratore autonomo oppure costituire una ditta individuale .. Il libero professionista esercita un lavoro di tipo intellettuale, mentre la ditta individuale è specifica per altre categorie di lavoratori, in particolare: artigiani e commercianti.. Un libero professionista, quando inizia a svolgere la professione in modo continuativo, è tenuto ad aprire la partita IVA.. Vi sono due possibilità per un libero professionista: aprire una partita Iva con il regime ordinario oppure optare per il regime forfettario.. Queste sono deducibili?. Risultano invece deducibili al 100% altre tipologie di spese, ad esempio quelle inerenti ai beni strumentali propri del lavoro svolto.. In un tale scenario si può comunque emettere fattura ma al compenso stabilito bisogna aggiungere la ritenuta d’acconto pari al 20% oltre che apporre una marca da bollo quando il compenso pattuito supera i 77,47 EUR.. Si specifica che lavorare senza partita IVA, è una possibilità offerta solo ai lavoratori liberi professionisti che non sono iscritti ad un albo.. Questi hanno diritto all’indennità di disoccupazione qualora rientrino nella categoria dei lavoratori parasubordinati, ai quali è riservata una cassa specifica: Dis-Coll.. Restando in tema di tutele e diritti delle donne , è rilevante riportare cosa avviene in caso di maternità .La libera professionista che risulta iscritta ad una cassa di previdenza, ad esempio un avvocato o un ingegnere ha diritto ad un’indennità di maternità .. Un ulteriore aspetto che spesso pone un freno alla libera professione riguarda la possibilità di fornire effettive garanzie ad una banca o un qualsiasi istituto per il credito, nel caso di voglia aprire un mutuo, ad esempio per acquistare la prima casa.. Al libero professionista viene richiesta una copia del reddito dichiarato negli ultimi anni ed è discrezione della banca concedere il mutuo o meno .

Hai scelto di intraprendere una carriera lavorativa in modo autonomo e non subordinato? Scopri le differenze tra ditta individuale o libero professionista per scegliere la forma giuridica più adatta alle tue esigenze!

La ditta individuale è, infatti, un tipo di impresa nella quale l'imprenditore o il titolare è una persona singola e non è necessario che quest'ultimo versi un capitale all'atto della costituzione dell'impresa stessa.. Il libero professionista (che può essere libero professionista titolare di partita IVA e iscritto alla gestione separata o iscritto ad una cassa ben precisa) svolge un’attività economica per terzi realizzata tramite lavoro intellettuale .. Un ditta individuale deve inoltre essere sempre iscritta al Registro delle Imprese della Camera di Commercio della propria provincia di riferimento.. Per chi decide di aprire una partita IVA (qualsiasi sia il regime) e si trova davanti alla scelta di essere libero professionista o di costituire una ditta individuale, i dubbi sono molti: questa decisione avrà conseguenze in ambito fiscale, previdenziale e contributivo.. Ma per capire quale sia l'opzione migliore, è necessario capire la principale differenza tra queste due categorie e quando si applicano: al contrario di coloro che avviano una ditta individuale, i liberi professionisti sono coloro che - nello svolgimento della loro attività - eseguono un lavoro autonomo intellettuale.. Devi allora sapere che un libero professionista per avviare la propria attività lavorativa deve necessariamente aprire la partita IVA e possibilmente dotarsi di un conto business per partita IVA .. Oltre all'apertura della partita IVA, il percorso per le ditte individuali prevede l’apertura di una posizione assicurativa INAIL , la richiesta di iscrizione al Registro delle Imprese , ed infine l’iscrizione all’ INPS , qualora fossero previsti dei dipendenti.. Per scegliere il miglior conto per ditta individuale o conto corrente per libero professionista , devi conoscere i tuoi bisogni professionali e affidarti ad un comparatore di conti correnti tradizionali o di conti business online.. Questa iscrizione avviene tramite presentazione della “comunicazione unica” ( ComUnica ), ovvero una pratica informativa contenente tutti i dati del richiedente: si tratta di una parte fondamentale nella costituzione della ditta individuale che comunica ufficialmente l’inizio dell’attività.. Un professionista può essere iscritto ad una cassa professionale specifica o essere libero professionista titolare di partita IVA e iscritto alla gestione separata.. Se al contrario non aderiscono ad un ordine di appartenenza, devono versare i propri contributi alla “Gestione separata INPS”: in questo caso si parla di libero professionista titolare di partita IVA e iscritto alla gestione separata.. Nelle società di persone, la ragione sociale costituisce il nome - anche di fantasia - con cui l’ attività viene iscritta al Registro delle Imprese.

Come scegliere se aprire una ditta individuale o scegliere di perseguire la libera professione. Leggi la guida per capire meglio i pro e i contro

Oggi trovare un lavoro da dipendente è una vera e propria difficile missione e per questo molti giovani si affacciano al mondo del lavoro indipendente , attratti anche dall’idea di libertà che questa tipologia di lavoro offre.. Sicuramente avrai ben in mente i pro e i contro del lavoro autonomo e se, dopo attenta valutazione, decidi per questa forma fiscale (ma anche di vita) allora probabilmente ti troverai a scegliere tra due diverse categorie: la ditta individuale e la libera professione .. “ Meglio proporsi come ditta individuale o lavorare come libero professionista ?” Una domanda che tutti si fanno e un dubbio da sciogliere quanto prima, anche grazie a questo post, dato che si tratta di due figure completamente diverse tra loro.. La differenza tra il libero professionista e la ditta individuale non è solo a livello di definizione, ma anche e soprattutto a livello economico.. Scegliere di aprire una ditta individuale o diventare lavoratore autonomo comporta vantaggi, svantaggi e si tratta di conoscere nel dettaglio ogni aspetto per prendere davvero la decisione migliore per la propria attività professionale.. Libero professionista: si tratta di figure come l’architetto, l’ingegnere o il lavoratore del web che, data la tipologia di servizi offerti, sono meglio inquadrabili come lavoratori autonomi con partita IVA.. assenza della necessità di coinvolgere più persone , dato che come suggerisce il nome stesso non sono previsti altri soci e il titolare è uno ed unico; assenza del versamento di somme da parte dell’imprenditore che, in questo regime fiscale, risponde con le proprie risorse finanziarie ad eventuali problemi aziendali; necessità di iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia in cui ha sede, la cui domanda va presentata con la ComUnica “Comunicazione Unica”; necessità di iscrizione alla gestione IVS per Artigiani e Commercianti , istituita dall’INPS per versare le imposte e i contributi.. mancata necessità dell’iscrizione al Registri delle Imprese della Camera di Commercio ; necessità di essere riconosciuti legalmente aprendo partita IVA con il modello A009 dell’Agenzia delle Entrate e l’adesione al regime forfettario o ordinario a seconda dei ricavi percepiti: tassazione sulla base del fatturato ; possibilità di iscrizione all’albo della categoria professionale , ad esempio quello degli Avvocati, degli Architetti o dei Medici.. La tassazione del libero professionista avviene, invece, secondo il “principio di cassa” ovvero sulla base dei compensi e dei costi relativi al periodo di imposta.. Per questo è consigliabile farsi aiutare da un commercialista e aprire un conto corrente dedicato alla attività professionale indipendente, che permetterà di tenere traccia di entrate ed uscite relative alla propria partita IVA.. Ora che hai visto le caratteristiche della ditta individuale o del libero professionista, si tratta di valutare il regime più adatto a seconda della tipologia di servizio da offrire, analizzando nel dettaglio pro e contro di ciascuna scelta.. Ovviamente la chiave fondamentale sarà quella di capire il tipo di attività che si porterà avanti con il proprio lavoro.. Si tratta di valutare attentamente sulla base delle aspettative di fatturato, per identificare il regime fiscale più vantaggioso e di analizzare i costi legati all’attività.. Il consiglio valido per tutti è quello di rivolgersi a un commercialista , che entrerà nel dettaglio per quanto riguarda le caratteristiche della ditta individuale e del lavoratore autonomo consigliando la soluzione migliore per la tua attività professionale.. Oltre a questo un commercialista esperto indicherà i costi per entrambe le soluzioni e che, nel caso della ditta individuale, comprendono anche la quota di iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio.

Lavorare come dipendente oppure aprire partita IVA? Scommetto che è da giorni che sei bloccato su questa domanda senza riuscire a darti risposta, seppur hai considerato quasi tutti i pro e i contro di ogni opzione disponibile. Ma se tu fossi obbligato a rispondere entro i prossimi tre secondi sicuramente risponderesti partita IVA.

La tassa principale che dovrai pagare come libero professionista (o ditta individuale) è l’IRPEF e le percentuali sono divise in scaglioni, per la serie: più guadagni e più devi pagare.. Certo, l’imposta è di tipo progressivo e quindi paghi il 43% solo sulla parte eccedente i 75.000 euro, ma si tratta comunque di un’aliquota non certo irrisoria.. Anche un lavoratore dipendente paga l’IRPEF, ma viene trattenuta dal datore di lavoro direttamente sullo stipendio ogni mese: inoltre il dipendente usufruisce di specifiche detrazioni che il lavoratore in proprio non ha .. Lavorando come dipendente il tuo stipendio è fisso, non c’è lo spauracchio delle poche commesse di lavoro, puoi dormire sonni (più o meno) tranquilli.. In generale, se sei un libero professionista (senza cassa specifica) non c’è un importo minimo di contributi da pagare, tutto dipende dai tuoi guadagni: se guadagni zero paghi zero contributi.. Se invece apri la partita IVA come impresa (ditta individuale) devi versare un minimo di circa 3.800 euro annui, anche se guadagni zero .. Se lavori per conto tuo devi sobbarcarti tutte le spese di gestione: dall’affitto di un locale (a meno che tu svolga un lavoro da casa), le attrezzature, le bollette, il costo del commercialista .. Certo, puoi fare la tua contabilità anche da solo, presentare il modello Unico per conto tuo, ma te lo sconsiglio, a meno che tu abbia una certa dimestichezza in merito, un diploma in ragioneria o una laurea in economia.. Oggi invece, sia in caso di malattia che di degenza ospedaliera è possibile chiedere l’ indennità di malattia per degenza ospedaliera o domiciliare , anche se le tutele (e gli importi purtroppo) non sono esattamente come quelli di un lavoratore dipendente.. Se prevedi di non guadagnare molto (e quasi sicuramente é così, perché i primi anni di attività é difficile che siano molto rosei), puoi aderire al regime forfetario, che ti permette di pagare non più l’IRPEF, ma una imposta sostitutiva molto più bassa.. Ma se hai una buona idea, tempo, entusiasmo, voglia di fare, un business plan che reputi vincente, hai letto questa guida e non ti sei spaventato per nulla, allora é probabile il tuo futuro sia da imprenditore.

Dopo aver già approfondito i tipi di contabilità e le modalità di tassazione di imprese e professionisti, facciamo adesso un doveroso confronto tra le diverse imposte che versano, a parità di reddito, le imprese individuali, le varie società ed i professionisti. Facciamo questo confronto mettendo anche a disposizione dei nostri lettori un programma gratuito che, […]

i ricavi (per le imprese) o compensi (per i professionisti) annui i costi o le spese sostenuti nell’anno il tipo di attività esercitata, che serve per calcolare la tassazione con il regime forfetario l’indicazione se trattasi di attività iniziata da non più id 5 anni (per la diversa aliquota da applicare in caso di tassazione forfetaria) l’ammontare dei contributi previdenziali versati nell’anno, che costituiscono una deduzione dal reddito complessivo l’importo dei prelevamenti in conto utile (i cosiddetti anticipi sugli utili ) che l’imprenditore effettua per finalità personali, i quali sono diversamente tassati con la nuova imposta IRI gli altri eventuali redditi (non d’impresa e non professionali) del contribuente altre deduzioni dal reddito (oltre i contributi previdenziali già inseriti sopra), come per es.. Inseriti i dati, il programma calcola in automatico le tasse da versare per ogni tipo di attività e/o forma di tassazione del reddito, indicando per ciascuna fattispecie il tipo di imposta cui il contribuente è soggetto e l’importo da pagare (dal 2017).. In virtù di quanto detto sopra, emergono i dati riportati nella seguente importantissima tabella di confronto delle tassazioni (abbiamo ipotizzato un contribuente tipo, rappresentato da una nuova impresa attiva nel commercio che versa il 15% del reddito in contributi Inps e dalla cui cassa l’imprenditore preleva, per esigenze personali, il 25% del reddito; nel caso di società la valutazione riguarda le imposte che colpiscono la società stessa più 2 soci al 50%; non sono considerati l’Irap, le addizionali locali e l’agevolazione Ace):. Confronto tassazioni diverse( si è ipotizzato che i contribuenti versino il 15% del reddito per contributi previdenziali; per la tassazione forfetaria si è ipotizzata un’impresa attiva nel commercio all’ingrosso e/o al dettaglio avviata da meno di 5 anni; per la tassazione Iri si è ipotizzato che l’imprenditore prelevi dagli utili il 25% del reddito per esigenze personali; per le società il prelievo fiscale è la somma delle imposte a carico della società e di 2 soci al 50%). 2 soci al 50% di. Società di persone (Snc / Sas) oppure 2 soci al 50% di Srl. tassati per trasparenza

Come aprire la Partita IVA? Ditta Individuale o Libero Professionista? Come funziona il Regime dei Minimi? Cerchiamo di fare chiarezza.

In quest'articolo cercheremo di fare un po' di chiarezza sul mondo del lavoro dal punto di vista dell'aspirante Freelancer che si è prefisso lo scopo di praticare, in modo professionale e continuativo, il mestiere di Webmaster, Blogger, Web Designer, Programmatore, Web marketer, ecc.. Per questo motivo ho deciso di creare questa specie di vademecum per cercare (nel limite del possibile) di fare un po' di chiarezza circa alcuni argomenti chiave come l'apertura della Partita IVA, la scelta della forma giuridica (libero professionista o ditta individuale?). All'atto dell'apertura della Partita IVA, oltre a dover indicare i vostri dati anagrafici e la forma giuridica, vi verrà chiesto di indicare uno o più codici attività (codici ATECO) che servono ad inquadrare il tipo di attività economica (ATECO è acronimo di AT tività ECO nomica) che andrete ad effettuare.. 62.03.00 - Gestione di strutture e apparecchiature informatiche 62.09.09 - Altre attività dei servizi connessi alle tecnologie dell'informatica 63.11.30 - Housing e fornitura di servizi applicativi (ASP) 74.10.21 - Attività dei disegnatori grafici di pagine web 63.12.00 - Portali Web 62.01.0 - Produzione di software non connesso all'edizione 62.02.0 - Consulenza nel settore delle tecnologie dell'informatica 73.11.01 - Ideazione di campagne pubblicitarie 73.11.02 - Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Al di la di queste osservazioni, la scelta tra le due diverse forme giuridiche assume una certa rilevanza dal punto di vista della tassazione e dei contributi previdenziali.. si verrà sottoposti ad una tassazione forfettaria del 5% (la quale sostituisce l'IRPEF) si potrà emettere fatture in esenzione IVA (con notevoli benefici se si erogano prestazioni a privati in quanto, di fatto, i prezzi praticati saranno molto più concorrenziali) notevoli semplificazioni in materia di tenuta di scritture contabili (con conseguente risparmio sul commercialista) inapplicabilità degli studi di settore. Come Ditta Individuale (nel nostro caso si parla di "Ditta Artigiana") si pagano circa 2.900 Euro di contributi fissi che coprono un minimale di circa 14.500 Euro di utile; superata questa soglia (cioè sull'utile eccedente questi 14.500 Euro) si pagherà in forma percentuale con un aliquota del 20% (fino ad una soglia di circa 42.000 Euro oltre la quale si pagherà di più).. In conclusione, per farla molto semplice, se ipotizzate di guadagnare meno di 15.000 Euro all'anno la forma giuridica del Libero Professionista vi garantisce una maggior tutela (non ci sono contributi fissi ma si paga in modo proporzionale), mentre se i vostri guadagni si facessero più consistenti la forma della Ditta Individuale dovrebbe consentirvi di mettervi in tasca qualche euro in più.

SNC, SAS o SRL? Quale forma giuridica scegliere e soprattutto quale delle tre potrà consentirti di pagare meno tasse?

La scelta dipende, inoltre, anche da altri fattori quali l’ impatto sul patrimonio personale, il rischio di impresa , il numero dei soci , le esigenze degli investitori e da svariate altre variabili che rendono questa decisione molto complicata e, soprattutto, da non fare a cuor leggero perchè, cambiare in corso d’opera può essere davvero costoso e gli adempimenti per passare, ad esempio, da una società di persone ad una società di capitali sono molteplici e richiedono atti e spese ingenti tra notaio e commercialista, nonchè una riorganizzazione totale della società.. Se da una parte però, le spese di costituzione ed i costi di gestione saranno minimi, le società di persone, non avendo personalità giuridica come quelle di capitali, non forniscono ai soci alcun tipo di protezione patrimoniale per le obbligazioni assunte dalla società lasciandoli illimitatamente, e in solido, responsabili con i propri capitali di eventuali default o stati di insolvenza.. La tassazione di una società a responsabilità limitata , che sia una SRL Ordinaria, una SRLS o una SRL a socio unico, non cambia di una virgola per quel che riguarda le imposte sui redditi, infatti, se la società opterà per il regime di tassazione ordinario sarà soggetta a:. Una SNC con utile di 50.000 € l’anno pagherà, con 2 soci al 50%:. INPS artigiani o commercianti: (24% su 50.000) = € 12.000 (€ 6.000 per ogni socio) IRAP : (3,9% su 50.000) = € 1.950 IRPEF : (su 25.0o0 € per socio) = (3.450 + 27% di 10.000) x 2 soci = 12.300 €. I soci accomandatari possono impegnare la società, firmano assegni, sono intestatari dei rapporti bancari della società e sono gli unici ad avere l’obbligo di iscriversi alla gestione artigiani o commercianti dell’INPS;. Una SAS con utile di 50.000 € l’anno pagherà, con 2 soci al 50% (1 accomandatario e 1 accomandante):. Questo può essere vero con redditi relativamente bassi e, quel che è certo, è che la SAS è sicuramente più vantaggiosa della SNC proprio per la possibilità di risparmiare migliaia di euro di contributi previdenziali frazionando l’utile su più soci accomandanti che non hanno l’obbligo di iscriversi all’INPS.

Contributi previdenziali Inps per i soggetti dotati di partita Iva. Versamento dei contributi alla gestione artigiani e commercianti Inps gestione separata

La contribuzione INPS legata ai soggetti che esercitano attività commerciale o professionale in forma autonoma o associata, obbligati al versamento dei contributi previdenziali all’Ente Nazionale di Previdenza Sociale.. La quantità di quesiti, ma soprattutto di consulenze che faccio nei confronti di aspiranti professionisti o imprenditori vertono purtroppo su questo argomento.. Con questo articolo voglio aiutarti a capire il meccanismo di funzionamento legato al pagamento dei contributi INPS dovuti dai soggetti che decidono di mettersi in proprio ed aprire partita Iva .. Il mio obiettivo è quello di aiutarti a capire se stai commettendo errori di valutazione, permettendoti così di risparmiare tempo e soldi .. Il connubio di imposte contributi associati alla Partita Iva da soli sono capaci di spaventare la maggior parte delle persone.. Se da una parte è vero che la tassazione italiana è una delle più alte in Europa, dall’altra dobbiamo considerare che, solitamente, imposte e contributi non superano mai il volume dei ricavi percepiti .. Prima di tutto bisogna chiarire che l’ obbligo di versare i contributi previdenziali interessa tutti i soggetti che svolgono un’attività in proprio.. I contributi in percentuale per artigiani e commercianti Se il reddito derivante dalla tua attività imprenditoriale supera le soglie sotto indicate sono dovuti ulteriori contributi previdenziali, calcolati in percentuale .. 11.452 € (27.000 – 15.548) egli dovrà pagare anche il 23,10% di contributi a percentuale, per un importo di €.. 30.575 (46.123 – 15.548) il soggetto sarà tenuto a pagare il 23,10% di contributi previdenziali Inps a percentuale, equivalenti ad un importo di €.. La procedura di richiesta dell’agevolazione per i contributi INPS dei soggetti in Regime Forfettario Al fine di fruire dell’agevolazione contributiva è necessario effettuare una specifica comunicazione telematica:. Tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti tempestivamente dalla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla Gestione Inps; I soggetti già in attività la dovranno presentare, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio di ciascun anno la domanda tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti disponibile sul sito dell’Inps.. Nel caso in cui la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito , l’accesso al regime contributivo agevolato potrà avvenire a decorrere dall’anno successivo, presentando nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito, ferma restando la permanenza delle condizioni di accesso al regime forfettario.. I lavoratori autonomi che iniziano un’attività e sono sprovvisti di autonoma Cassa Previdenziale sono tenuti ad iscriversi alla Gestione Separata Inps e al pagamento dei relativi contributi.. Tale soggetto, non avendo raggiunto nell’anno il limite di reddito che consente di accreditare un anno di contributi pensionistici egli, completerà tale anno contributivo negli anni successivi.

BEAT ha scritto:> E poi, io sono un libero professionista o> una ditta individuale?. BEAT wrote:> Ultimamente un'azienda del luogo mi ha piantato una> grana proprio per questo: ho re-impaginato un manifesto e dei pieghevoli e> ho fatturato al cliente sia la re-impaginazione che la stampa tipografica> (di solito il tipografo fattura a me con uno sconto ed io rifatturo al. Non sono iscritta alla Camera di Commercio.Finora ho sempre fatturato io anche i prodotti forniti dalle tipografie e anche il web hosting con ricarico del 10% per "diritti di agenzia".Però ora il tarlo l'avete messo anche a me, non vorrei aver sbagliato qualcosa... Penso di no, visto che ormai sono tre anni che faccio così e il commercialista non mi ha mai cazziato, ma la prossima settimana, che andrò da lui, gli chiederò un po' di cosette.. Non sono iscritta alla Camera di Commercio.> Finora ho sempre fatturato io anche i prodotti forniti dalle tipografie> e anche il web hosting con ricarico del 10% per "diritti di agenzia".> Però ora il tarlo l'avete messo anche a me, non vorrei aver sbagliato> qualcosa... Penso di no, visto che ormai sono tre anni che faccio così e> il commercialista non mi ha mai cazziato, ma la prossima settimana, che> andrò da lui, gli chiederò un po' di cosette.. Io sono artigiano da 25 anni ed o sempre pagato e pago l'IVAdell'ENEL al 20%.Tu paghi il 10%?Secondo me è perché sei ligure :-)))))ciaorodolfo. E per rimettermi in rigacon questi LADRI del fisco dovrei sborsare altri 3000 euro su soldi che nonho mai guadagnato...E non voglio aprire la polemica (che ritengo sacrosanta) sulla totaleillogicità e illegalità, anche e soprattutto morale, di queste regole...Io volevo conoscere il fatturato di tutti quelli con un'attività simile allamia, ditta individuale o professionisti che siano, e sapere anche comedifferisce il minimo che il Gerico impone in base alle zone geografiche:praticamente, se a me che vivo nel profondo sud richiede minimo 35.000 euro(con il codice 74.40.1), se uno ha l'attività nel centro di Milano che cosadovrà fatturare, 80-100.000 euro, considerando che la differenza di prezzi èpiù che doppia?Quindi personalmente mi ritrovo, col vecchio codice istat, a posto, se nonfosse per quelle benedette fatture con ritenuta che, a quanto pare, nonavrei dovuto fare: come si risolve questo problema CREDO ESCLUSIVAMENTEformale (visto che la ritenuta, all'atto pratico, è un vantaggio per ilFisco, niente per il cliente, e uno svantaggio per me)?. BEAT wrote:>Simona... Sono stato ieri dalla commercialista.... > ritenuta quando non si dovrebbe) in che tipo sdi sanzioni si puň> incorrere?Premesso che sono un artigiano e non un fiscalistaIo non credo che il problema grave non sia aver applicato la ritenuta, ma ilfatto che non potevi, in quanto professionista, effettuare una cessione dimerce tipica dell'esercizio di impresa.Per la ritenuta si risolve in una fregatura:Costo tipografo = 1000 lireFattura tua = 1200 lireRitenuta = 240 lireCi devi mettere 40 lire di tuo che recupererai quando dovrai un conguagliodi tasse al momento della dichiarazione dei redditi (giugno prossimo): cirimetti solo tu, lo stato prende in anticipo tasse che forse potresti nondovergli nemmeno tra un anno.Il guaio č che tu non puoi scaricare il costo del tipografo, per cui se ticontrollano quello č uno scarico indebito e te lo tolgono mentre ti rimagonole 1200 lire interamente di UTILE su cui potrai felicemente pagare TUTTE letasse che saranno piů del 20%, diciamo almeno 500 lire, senza contare inpsecc.In sostanza, cercando di guadagnare 200 lire ne avresti invece perse 300delle tue per pagare il tipografo (1200 dal cliente, 1000 al tipografo e 500allo Stato).Le sanzioni come vedi non sono preoccupanti, anche perchč per la ritenuta sitratterebbe di un errore formale che non ha danneggiato il fisco, ilproblema sono le conseguenze della regolarizzazione.ciaorodolfo

Vuoi avviare un'attività. Una delle prime domande è: come mi regolo con le tasse e le imposte? Una delle possibilità è il regime forfettario

Nel dettaglio il regime forfettario prevede:. imposta sostitutiva del 15% al posto di IRPEF, IRAP, eccetera (c’è un ulteriore vantaggio in alcuni casi, poi ti spiego); contributi INPS del 26,23% o della cassa di previdenza di riferimento; esenzione dall’applicazione dell’IVA sui ricavi e impossibilità di dedurre l’IVA sugli acquisti; esenzione dalla ritenuta d’acconto sulle fatture emesse; esonero dall’obbligo di tenere le scritture contabili.. Per la maggior parte delle attività professionali si applica la percentuale del 78%.. non devi aver percepito un reddito da lavoro dipendete o assimilato superiore a Euro 30.000 (questo requisito non si applica se il rapporto di lavoro è terminato); i ricavi del tuo lavoro autonomo non devono essere stati superiori a Euro 65.000; le spese sostenute per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti e collaboratori non ha superato i 20.000 Euro.. Bene, per tutto il 2022 dovrai comunque mantenere la contabilità semplificata, ma dal 1/1/2023 potrai tornare al regime forfettario.. In pratica devi adottare lo stesso sistema per l’intero anno e ogni anno puoi passare da uno all’altro in base ai tuoi requisiti.. Quindi se hai 33 anni, godrai dell’agevolazione per 5 anni, così come se ne hai 40, ma se ne hai 28 potrai farlo fino al tuo 35° compleanno, ovvero per 7 anni.. Come ti sembra il regime forfettario?

Voglio avviare una nuova attività, cosa mi conviene? Regime forfettario o srl? Quali sono le valutazioni da fare? Ecco una guida che vi aiuterà a decidere..

Molti nostri clienti, in fase di valutazione iniziale della loro idea imprenditoriale, ci chiedono informazioni sulla possibilità di costituzione di una società, soprattutto di una SRL o una SRLS.. Benché ci siano molte altre soluzioni ed assetti “ di mezzo ” (pensiamo alla società di persone o la partita IVA tradizionale) la scelta spesso e volentieri ricade proprio tra il forfettario, la SRL o la SRLS.. Se vogliamo aprire una SRL, la prima cosa da decidere è se aprire una SRL “ tradizionale ” oppure una SRLS (SRL SEMPLIFICATA).. In fase di costituzione sarà necessario quindi fare delle valutazioni approfondite con il proprio consulente in modo da capire quale tipo di SRL scegliere, se una SRL tradizionale o una SRLS faccia al caso nostro e si sposi con la nostra idea imprenditoriale.. I costi di gestione della SRL, inoltre, sono ben diversi rispetto a quelli di una ditta individuale sia nel caso di regime forfettario sia della contabilità semplificata.. Questa gestione previdenziale è abbastanza particolare in quanto prevede il versamento annuale di un minimale contributivo (nel 2019 ammonta a circa 3.800 €) e di una parte variabile (il 24% del reddito) qualora il reddito d’impresa superi una determinata soglia (per il 2019 la soglia è di circa 15.800 €).. Inoltre, la società a responsabilità limitata è vantaggiosa poiché, a differenza della ditta individuale, possono essere messe in atto politiche di risparmio fiscale che portano ad una riduzione non indifferente delle tasse da dover pagare: ad esempio, il reinvestimento dell’utile all’interno della società.. Ricollegandoci al precedente punto è importante precisare che il vantaggio della possibilità di utilizzare strumenti di risparmio fiscale si contrappone con la conoscenza degli strumenti stessi da parte dei soci, così come del consulente che seguirà la società.. Nei casi in cui ci si trovi ad avviare un business in maniera individuale, spesso e volentieri, la domanda che ci si pone è se aprire una classica ditta oppure procedere all’apertura di una SRL unipersonale.. Se il capitale infatti è molto basso, inferiore alle 5.000 €, diciamo subito che questa cifra servirebbe solo per coprire le spese di costituzione; inoltre, la quota annuale necessaria per la gestione dell’SRL non sarà anch’essa trascurabile, specialmente nei primi anni di startup.. La seconda questione è la determinazione del reddito che potrebbe rappresentare sia un punto di forza che di debolezza per quei settori d’impresa in cui il margine sulle vendite è molto risicato .

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Author: Mr. See Jast

Last Updated: 09/08/2022

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