La trasformazione da società in impresa individuale (2022)

L’Autore esamina il tema della trasformazione delle società di capitali in impresa individuale, illustrando gli orientamenti dottrinali e giurisprudenziali in materia.

1. La questione della ammissibilità della trasformazione.

Nella prassi notarile si verificano, con estrema frequenza, la necessità oppure l’opportunità di dover procedere alla trasformazione, tout court, di società di persone e di società di capitali in impresa individuale.

Codesta esigenza presuppone la risoluzione della questione teorica della trasformazione da società unipersonale in impresa individuale, quesito risolto in senso positivo dalla dottrina notarile, ma in senso negativo dalla limitata giurisprudenza, che ha avuto modo di dirimere i pochi precedenti sottoposti al suo vaglio, a livello di casistica.

La discussione sull’ammissibilità della trasformazione di una società unipersonale [s.p.a. unipersonale, s.r.l. unipersonale] in impresa individuale comporta alcune conseguenze pratiche, con notevoli risvolti.

Il socio della società unipersonale si trova, pertanto, di fronte ad un bivio: procedere alla trasformazione della società, qualora venga ritenuta ammissibile, oppure dovere necessariamente procedere al suo scioglimento ed alla sua ricostituzione, in termini quasi identici, in violazione del principio di economia dei mezzi giuridici.[1]

Abbiamo pertanto, secondo quanto evidenziato da autorevole dottrina, una possibile alternativa tra un “procedimento diretto” ed un “procedimento indiretto”, essendo il procedimento indiretto costituito dallo scioglimento dell’ente coinvolto, con preventiva liquidazione, e successiva ricostituzione, ed essendo il procedimento diretto rappresentato dalla trasformazione del soggetto giuridico interessato, recta via.[2]

La trasformazione di una società in impresa individuale non ha soltanto una valenza teoretica, bensì anche un rilevante riscontro, a livello operativo.

Si pensi, a mero titolo esemplificativo e non limitativo, alla possibilità della conservazione di licenze amministrative già ottenute, nonché alla facoltà di preservare autorizzazioni speciali per l’esercizio dell’attività già conseguite e di perseguire la continuità del trattamento fiscale della propria posizione giuridica, anche ai fini delle eventuali agevolazioni.

La vexata quaestio, a giudizio di chi scrive, deve essere affrontata esaminando,prima, la fattispecie della trasformazione da società in impresa individuale, in sé, ed, in seguito, studiando la medesima vicenda, a secondo del coinvolgimento in essa di società di persone oppure di società di capitali, contraddistinte dal fenomeno della unipersonalità.

La figura giuridica della trasformazione è stata strutturata nel codice civile, a partire dagli articoli 2498 e seguenti, in un apposito “corpus” normativo, secondo un’ampia gamma, che ricomprende al suo interno, a livello dogmatico, la trasformazione progressiva, regressiva, omogenea ed eterogenea, con il coinvolgimento di uno spettro assai ampio di enti coinvolti.[3]

La giurisprudenza di merito nei limitati precedenti, che si sono occupati della fattispecie, si è orientata in senso negativo sul quesito, trovando il suo fondamento nel presupposto, secondo il quale la trasformazione, seppur eterogenea, deve interessare soggetti giuridici contraddistinti dalla plurisoggettività e da un patrimonio separato, elementi mancanti nella trasformazione da società di persone in impresa individuale.

Questo orientamento della giurisprudenza ha trovato il suo culmine nella sentenza di legittimità della suprema corte di cassazione, sezione I,sentenza 14 gennaio 2015, n.496, pronuncia che riguarda un presunto precedente di trasformazione di società in impresa individuale, decisione, la cui rilevanza deve essere valutata in senso limitativo, trattandosi di una vicenda giuridica non qualificabile in termini di trasformazione, nonché di un obiter dictum[4].

La non ammissibilità della trasformazione tra società ed impresa individuale trova il suo fondamento, secondo la giurisprudenza, nelle seguenti argomentazioni.

La trasformazione, vicenda modificativa delle società, caratterizzata dal principio di continuità dei rapporti giuridici, fissato dall’articolo 2498 c.c., avrebbe una natura eccezionale, poiché essa consente il passaggio tra diverse tipologie di enti, con deroga al normale procedimento di estinzione e di ricostituzione dei soggetti giuridici coinvolti nella citata operazione.

La vicenda trasformativa sarebbe, altresì, contraddistinta dalla sussistenza di un presupposto di natura soggettiva, ossia la plurisoggetività dell’ente coinvolto, e di un presupposto di natura oggettiva, ossia la cosiddetta separazione patrimoniale, elementi entrambi non ricorrenti nella situazione, della quale ci stiamo occupando.

La diretta trasformazione da società in impresa individuale comporterebbe, inoltre, una inammissibile deroga al procedimento di liquidazione, particolarmente stringente, e formalmente inderogabile, con riguardo alle società per azioni ed alle società a responsabilità limitata.

Il carattere non rituale di codesta operazione dovrebbe altresì ledere la tutela della garanzia dei creditori, i quali verrebbero pregiudicati, in quanto non avrebbero perfetta conoscenza delle conseguenze di tale trasformazione, anche ai fini di un eventuale esercizio del diritto di opposizione, espressamente loro concesso dal sistema del codice civile.

2. La questione della tassatività delle ipotesi di trasformazione ed il cosiddetto principio di continuità dei rapporti giuridici.

Un aspetto particolarmente delicato della questione, della quale ci stiamo occupando, è rappresentato dalla tassatività, o meno, delle ipotesi di trasformazione disciplinate dal codice civile, anche ai fini del perseguimento del principio di continuità dei rapporti giuridici attivi e passivi, incardinati nell’ente giuridico, coinvolto nella vicenda di trasformazione.

È ben vero, infatti, che la trasformazione si configura, nell’ambito della vita della società, come una ipotesi, sebbene non eccezionale, alla quale sia pur necessario riconoscere una grande importanza nell’ambito dello sviluppo della società medesima.[5]

È opinione incontrastata nell’ambito della dottrina che la trasformazione debba essere qualificata come una vicenda modificativa della forma della società o dell’ente coinvolto, vicenda modificativa, che, come vedremo, può assumere una pluralità di configurazioni giuridiche.

L’articolo 2498 del codice civile non disegna la nozione della trasformazione, ma si limita, al contrario, a disciplinare gli effetti di codesta figura giuridica.

Questo aspetto apre la via alla possibilità di ricomprendere nella nozione di trasformazione le ipotesi e le fattispecie, le quali producano effetti compatibili con quelli disciplinati dall’articolo 2498 del codice civile, a prescindere dal soggetto giuridico coinvolto nella trasformazione.

Siffatta ricostruzione teorica viene,altresì, supportata dalla disciplina delle trasformazioni eterogenee, disciplinate dagli articoli 2500 septies e 2500 octies del codice civile.

Questo aspetto della questione deve essere temperato con l’analogo problema della trasformazione riguardante gli enti del primo libro del codice civile, a prescindere dal passaggio intermedio dello schema societario.

La stessa nozione di trasformazione eterogenea può assumere una pluralità di significati e di forme, che debbono essere adattati alla fattispecie concreta, dal punto di vista dell’aspetto dei soggetti coinvolti oppure del patrimonio interessato, in quanto destinato all’attività produttiva.

Occorre procedere, pertanto, ad una valutazione di compatibilità tra la vicenda giuridica concreta, della quale ci si occupa, e la nozione astratta di trasformazione eterogenea,che il legislatore lascia intravedere nella disciplina specifica, dettata per le singole ipotesi, espressamente regolamentate.[6]

L’impresa individuale è caratterizzata sia dall’assenza di un patrimonio separato sia dalla presenza di un soggetto persona fisica, che rivesta la qualifica di imprenditore.

Tali caratteristiche sono presenti anche in altre vicende pure ammesse di trasformazione, riguardanti la comunione di azienda e, per altro aspetto, le società unipersonali.

Con particolare riguardo alla trasformazione, che riguarda la comunione di azienda, si deve notare come la continuità si possa riferire non ai soggetti, per i quali vige una discontinuità, ma al complesso aziendale coinvolto.

Nella trasformazione da società in impresa, pur venendo meno l’identità del soggetto titolare dell’azienda, il bene giuridico aziendale rimane indirizzato alla realizzazione del medesimo scopo;ragione per cui dovrebbe essere garantita la prosecuzione dei rapporti giuridici attivi e passivi dell’ente coinvolto nella trasformazione, ai sensi degli articoli 2498 e seguenti del codice civile.

Occorre, altresì, comprendere la differenza sostanziale tra le due opzioni, le quali si pongono di fronte a noi.

I soci oppure i soggetti, che fanno parte dell’ente coinvolto nella vicenda modificativa, possono scegliere, al fine dell’evoluzione dell’ente medesimo, due possibilità.

La prima possibilità è costituita dal ricorso ad una pluralità di atti giuridici collegati, i quali perseguano l’assetto divisato per il patrimonio coinvolto nell’operazione.

Tali atti possono assumere le forme più varie, quali la cessione di quote societarie,il trasferimento delle quote di comproprietà sul complesso di beni, cessioni incrociate, secondo le esigenze più svariate.

Si può anche scegliere di impiegare atti non espressamente predisposti a questi scopi, quali, a mero titolo esemplificativo, il recesso, la fusione oppure la scissione societaria, operazioni sulle quali sorge il dubbio di un impiego e di utilizzo non perfettamente conformi alla loro natura fisiologica.[7]

È importante notare,inoltre, come ci si trovi di fronte alla figura del cosiddetto collegamento negoziale.

Codesto collegamento negoziale, a secondo della tipologia dell’ipotesi concreta, può assumere la conformazione del collegamento negoziale oppure legale, genetico oppure funzionale, unilaterale oppure bilaterale.

È evidente in questi casi il ricorso ad un procedimento cosiddetto indiretto di evoluzione e di modificazione dell’ente coinvolto nella vicenda modificativa.

Tutto questo può essere superato, allorquando si ritenga ammissibile il metodo, cosiddetto diretto, della trasformazione da società in impresa individuale e da impresa individuale in società.

Tale trasformazione comporta l’immediata applicazione delle norme dettate dagli articoli 2498 e seguenti del codice civile ai fini della qualificazione dell’operazione come trasformazione, della produzione dei relativi effetti e dell’applicazione del procedimento, previsto dal codice, per le singole ipotesi di trasformazione.

(Video) DA DITTA INDIVIDUALE A SRL - IL PASSAGGIO

3. La tutela dei creditori ed il procedimento previsto per la tutela della loro posizione giuridica.

Un passaggio teorico particolarmente delicato è costituito dalla tutela della posizione dei creditori, la quale potrebbe essere lesa dalla non tipicità del procedimento di trasformazione, con conseguente lesione della loro garanzia patrimoniale, nonché dalla mancata osservanza delle stringenti norme dettate per la procedura di liquidazione della società.

Così argomentando, però, si finirebbe con il negare l’ammissibilità della trasformazione in tutte le ipotesi non espressamente previste dalla legge, ipotesi le quali verrebbero ad assumere un carattere tassativo ed esaustivo delle possibilità di trasformazione.

Tutto ciò verrebbe a produrre la conseguenza in virtù della quale il creditore, con lesione della sua garanzia patrimoniale, non sarebbe realmente in grado di valutare l’esistenza e la possibilità di esercizio di un diritto di opposizione, ad esso creditore spettante, dal momento che l’articolo 2500 novies c.c., non contempla espressamente queste ipotesi.

Si verificherebbe, in base a questa interpretazione, un salto in materia di logica, poiché rimane non comprensibile la preclusione per questa tipologia di operazioni, allorquando la società oppure l’ente coinvolti non siano affatto gravati dai debiti, ma in una situazione patrimoniale attiva.

Occorre ulteriormente precisare che la non tipicità sotto il profilo soggettivo della operazione non produce né determina una non tipicità degli effetti dell’operazione medesima, riscontrando come sia sufficiente un semplice atto di cessione di quote societarie, per indirizzare gli effetti dell’operazione prevista verso una trasformazione, che assumerebbe così immediatamente i caratteri della tipicità.

Per quanto concerne la inderogabilità del procedimento di liquidazione delle società, vi è la necessità di sottolineare come il sistema del nuovo diritto societario conosca e preveda dei meccanismi giuridici di tutela e protezione dei terzi, perfettamente in grado di supplire alla mancanza della ordinaria procedura di liquidazione.

Allorquando la trasformazione della società sia così profonda da incidere sulla causa del contratto, senza il ricorso ad una procedura ordinaria di liquidazione dei creditori, il mezzo tecnico creato dal codice, a tutela della posizione giuridica e dei legittimi interessi di questi ultimi, è esattamente quello della opposizione alla progettata operazione, ex articolo 2500-novies del codice civile.[8]

L’opposizione dei creditori trova il suo fondamento e la sua ragione logica nell’ipotesi di modificazione dello scopo dell’ente coinvolto oppure nel mutamento totale del soggetto giuridico, i quali determinino, proprio come nel nostro caso, la cessazione oppure l’inizio dell’attività di impresa in una nuova e diversa tipologia di società.

Nella fattispecie del passaggio da società in impresa individuale, potremmo riscontrare la continuazione dell’attività di impresa e dello scopo di lucro, ma il risultato finale dell’operazione sarebbe quello di non prevedere un procedimento di liquidazione formale oppure sostanziale, il quale sia in grado di permettere la protezione della garanzia patrimoniale dei creditori.

Questi rilievi dovrebbero portarci alla conclusione della qualificazione di codesta operazione in termini di trasformazione eterogenea, con la conseguenza di ritenere applicabile la figura dell’opposizione dei creditori ex articolo 2500-novies del codice civile.

Questo inquadramento teorico potrebbe permetterci di superare i dubbi collegati alla possibile mancanza del procedimento di liquidazione, il quale, in via di parallelo, non è neppure previsto nell’ipotesi nella quale una società venga trasformata in una comunione di azienda.

Un altro aspetto particolarmente significativo della questione, della quale ci stiamo occupando, è costituito dal profilo del rinvio tra l’articolo 2500-septies, comma 2, c.c. e l’articolo 2500-sexies c.c., comma 4.

Esso prevede che i soci, i quali con la trasformazione assumano una responsabilità non limitata, rispondano non limitatamente anche per le obbligazioni sociali, le quali siano sorte anteriormente alla realizzarsi della trasformazione.

Come è intuitivo, il profilo della responsabilità assume nella questione,oggetto del nostro esame, un rilievo del tutto centrale.

Il socio, il quale abbia perduto tale qualità, a causa della operazione di trasformazione, poiché è ormai divenuto un imprenditore individuale a causa della trasformazione eterogenea, verrebbe, in questi termini, comunque, ad essere gravato dalla responsabilità non limitata determinata dalle pregresse obbligazioni della società oggetto di trasformazione.

La presenza di una responsabilità non limitata per le obbligazioni della società, precedenti alla trasformazione, costituisce un mezzo tecnico, che si può qualificare come alternativo rispetto alla liquidazione, ai fini della protezione della garanzia dei creditori, anche allo scopo dell’applicazione dell’articolo 2495,comma 2, c.c.

Tale norma, dettata in materia di scioglimento e cancellazione della società, stabilisce che i creditori sociali, i quali non siano stati soddisfatti nella liquidazione, possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione.

La responsabilità non limitata per le obbligazioni pregresse rispetto alla trasformazione, sancita in caso di trasformazione eterogenea da società di capitali dall’articolo 2500-septies c.c., comma 2, si verifica anche allorquando la trasformazione in impresa individuale venisse a riguardare una società di persone, rimasta con un unico socio, a causa del verificarsi di un evento fisiologico della vita della società, quale potrebbe essere la morte di un socio, senza ingresso degli eredi nella società, il recesso di un socio oppure la esclusione del socio medesimo.

In queste circostanze, per le obbligazioni preesistenti, viene ad operare il regime ordinario di responsabilità caratteristico delle società di persone, in virtù del quale i soci rispondono illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali nei confronti dei terzi, salve le possibili limitazioni interne di responsabilità, se consentite dalla legge.

Qualora la società trasformata sia una società in accomandita semplice, la quale sia rimasta con un unico socio accomandante, si deve rammentare che la responsabilità limitata per le obbligazioni sociali viene a decadere nella ipotesi di gestione di fatto della società oppure di scadenza del termine massimo di sei mesi per la carica di amministratore temporaneo, nominato a causa del venire meno di tutti i soci accomandatari.[9]

4. Le conseguenze della qualificazione della operazione come trasformazione sotto il profilo operativo.

La qualificazione della vicenda giuridica esaminata come fenomeno di trasformazione comporta delle conseguenze di grande peso pratico e tecnico dal punto di vista operativo per quanto riguarda la sorte dei beni immobili ricompresi nel patrimonio della società coinvolta nella trasformazione.[10]

La trasformazione, intesa come vicenda modificativa della società originaria, non causa e non determina la creazione di un nuovo soggetto distinto dall’ente originario, provocando una modificazione dell’atto costitutivo della società, la quale incide sulla sua forma giuridica, così da assoggettare per il futuro la società alla normativa propria della forma societaria prescelta.

Poiché esiste una continuità tra la società prima della trasformazione e la società dopo la trasformazione, continuità che investe tutti i rapporti giuridici, in base all’articolo 2498 del codice civile, per quanto riguarda gli immobili sociali esistenti nel patrimonio della società, non si può ravvisare alcuna tipologia di trasferimento, né alcuna possibilità di “mutamento di legittimazione”, né alcuna ipotesi di “trasferimento di titolarità”.

Queste premesse teoriche comportano delle conseguenze sia con riferimento alle formalità pubblicitarie sia con riguardo ai profili di circolazione dei beni immobili.

Per quanto riguarda la formalità della trascrizione, occorre rammentare come la sua funzione primaria debba essere individuata nella risoluzione dei conflitti giuridici tra aventi causa dal medesimo titolare, ex articolo 2644 del codice civile.

Poiché la tassatività delle norme sulla trascrizione deve essere valutata sotto l’aspetto degli effetti, l’articolo 2645 del codice civile può essere considerato come un riferimento normativo utile per sostenere la non trascrivibilità dell’atto di trasformazione, perché esso non determina la produzione degli effetti tipici, come previsti dall’articolo 2643 del codice civile.

Occorre, altresì, rilevare come la non trascrizione dell’atto di trasformazione determini, comunque, l’obbligo di procedere alla voltura catastale.

La trasformazione da società in impresa individuale deve comunque emergere nel registro delle imprese.

A tale fine, il controllo incrociato tra registri immobiliari e l’ufficio del registro delle imprese potrebbe consentire di risalire alla titolarità del soggetto, a favore del quale è trascritto l’ultimo acquisto del bene [società], sino all’attuale forma giuridica, che quel soggetto riveste [imprenditore individuale].

Osservando la vicenda giuridica della trasformazione, dopo aver esaminato codesti principi teorici, sembrerebbe non applicabile alla specie di trasformazione in esame la seguente normativa in tema di:

- trasferimento dei fabbricati (articolo 40 della legge 28 febbraio 1985 numero 47; articolo 46 del D.P.R. 6 giugno 2001 numero 380);

- trasferimento dei terreni (articolo 30 D.P.R. 6 giugno 2001 numero 380);

- conformità catastale (articolo 29, comma 1-bis, legge 27 febbraio 1985 numero 52);

- prestazione energetica (articolo 6, comma tre, del decreto legislativo 19 agosto 2005 numero 192);

- prelazione dello Stato per la circolazione dei beni culturali (articolo 60 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, numero 42).

5. La trasformazione da società in impresa individuale e la trasformazione speculare da impresa individuale in società a responsabilità limitata unipersonale ed in società per azioni unipersonale.

La vicenda giuridica, fin qui trattata, riguarda la trasformazione da società in impresa individuale, con riferimento alla figura della trasformazione, in sé medesima.[11]

E’ evidente, altresì, che codesta fattispecie assume accenti operativi diversi in conseguenza del coinvolgimento in essa di una società di persone oppure di capitali.

In entrambe le ipotesi, siamo in presenza di una ipotesi di trasformazione “regressiva”, la quale comporta una evoluzione della forma societaria verso una forma giuridica più semplice, quale è quella dell’imprenditore individuale, il quale eserciti la propria impresa tramite l’azienda, della quale egli sia titolare.

Occorre ,nondimeno, evidenziare al lettore come l’accoglimento della tesi della possibilità di una trasformazione da società in impresa individuale determini la non trascurabile conseguenza, in virtù della applicazione dell’articolo 2498 c.c., della diretta disapplicazione della normativa societaria, poiché la società ha ormai mutato la sua veste giuridica, con applicabilità della normativa , che riguarda la figura dell’ imprenditore individuale.[12]

(Video) Società di persone, società di capitali e impresa individuale: quali sono le differenze?

A prescindere dalla natura del valore economico del patrimonio netto coinvolto nell’operazione, è evidente il fatto che il sistema del diritto societario preveda, nei relativi articoli del codice civile per la liquidazione, una normativa ancora più stringente, sia in materia sostanziale sia in materia procedurale, in materia di società di capitali rispetto a quella dettata per le società di persone.

Il risvolto applicativo di particolare interesse, anche per quanto concerne l’attuazione della tutela della posizione giuridica dei creditori, è quello riguardante il contemperamento della operazione di trasformazione con la normativa in materia di liquidazione, anche ai fini della individuazione di un correttivo c.d. “esterno” nel sistema del codice, quale il diritto di opposizione dei creditori, il quale consenta la esecuzione della operazione.

A giudizio di chi scrive, è ben vero che il mezzo tecnico della opposizione dei creditori alla trasformazione è un rimedio, il quale è insito nel tessuto della trasformazione, per come proposto dal codice civile.

Esso ha il vantaggio di aver conseguito , per così dire, un ”imprimatur” dal legislatore, il quale ha ritenuto che esso sia idoneo alla tutela della posizione legale dei creditori, la quale possa ricevere pregiudizio dalla attuazione di una vicenda di trasformazione.

E’ pur vero , però, che siffatto strumento, individuato dal codice, sposta la tutela della posizione del creditore dal piano sostanziale a quello procedurale, con la inserzione, negli “step” della trasformazione, di un vaglio rimesso alla valutazione del tribunale.

Ne consegue che il creditore, il quale assuma di poter ricevere un pregiudizio dalla esecuzione di una vicenda di trasformazione, dovrà, comunque, sottoporsi ad un giudizio,con le relative conseguenze, per ottenere la protezione del suo diritto di credito.

Occorre, inoltre, non sottacere come la razionale suddivisione delle ipotesi di trasformazione avrebbe dovuto imporre al legislatore una trattazione organica e simmetrica delle diverse ipotesi di trasformazione ipotizzabili.

In parallelo alla trasformazione da società in impresa individuale esiste, perciò, la trasformazione speculare da impresa individuale in società a responsabilità limitata unipersonale ed in società per azioni unipersonale.

La trasformazione da impresa individuale in società a responsabilità limitata unipersonale ed in società per azioni uni- personale si atteggia come una forma di trasformazione evolutiva verso modelli societari complessi.

Essa comporta, di conseguenza, l’abbandono della posizione giuridica di imprenditore individuale, con la relativa responsabilità non limitata, ai fini della modificazione della impresa individuale in una società dotata di personalità giuridica.

E’evidente la circostanza in virtù della quale, codesta trasformazione assolva la funzione giuridica di dismettere per il futuro il complesso di regole, le quali disciplinano la posizione di imprenditore individuale, per conseguire l’applicazione della normativa più complessa, la quale disciplina la figura della società a responsabilità limitata e della società per azioni.[13]

Codesta ipotesi incontra minori possibilità di censura, per quanto riguarda la normativa di trasformazione, per come disciplinata dagli articoli 2498 e successivi del codice civile.

Questo si verifica sia per il favore accordato alla creazione di un’entità societaria più complessa rispetto alla figura precedente sia per la mancanza della possibilità di elusione di una procedura di liquidazione formale e sostanziale dell’ente precedentemente in esistenza.

La società a responsabilità limitata unipersonale oppure la società per azioni unipersonale, derivanti dalla primigenia figura dell’impresa individuale, sono invece assoggettate ad una normativa più stringente per quanto riguarda la posizione della tutela dei creditori e per quanto riguarda la procedura di liquidazione con gravi responsabilità, in caso di omissione di questa ultima.

Neppure osta alla trasformazione da impresa individuale in società a responsabilità limitata unipersonale e in società per azioni unipersonale la acquisizione della responsabilità limitata, in quanto essa viene vista con favore dal nostro sistema giuridico.

Tale responsabilità limitata, infatti, viene valutata come un contrappeso rispetto alla struttura giuridica complessa adottata, nonché al sistema dei controlli, che disciplinano questa nuova conformazione giuridica del soggetto coinvolto.

Occorre, altresì, evidenziare come, nel diritto comparato europeo, la legislazione francese, in particolare, preveda una pluralità di forme societarie unipersonali, disegnate dal rispettivo ordinamento, proprio al fine di consentire l’esercizio dell’attività di impresa in una forma societaria, anche quando non vi sia la pluralità dei soci.

Nella teoria generale del diritto societario, a livello dogmatico ed astratto, i rispettivi sistemi giuridici di diritto comparato hanno immaginato e disciplinato non soltanto la società a responsabilità limitata e la società per azioni contraddistinte dal carattere della unipersonalità, ma, se ci viene concessa l’audacia lessicale, con un passaggio dal singolare al plurale della declinazione, le società a responsabilità limitata e le società per azioni, unipersonali oppure pluripersonali, al fine di consentire alla libera esplicazione dell’autonomia privata la scelta della forma societaria ritenuta idonea al conseguimento del fine di impresa.[14]

Ed è necessario ammettere come il sistema giuridico del diritto societario riconosca, oramai, pari dignità alla figura della società a responsabilità limitata unipersonale ed alla società per azioni unipersonale rispetto alla società a responsabilità limitata pluripersonale ed alla società per azioni pluripersonale.

In tutte queste forme societarie, come ben sappiamo, le modifiche statutarie che incidono sul capitale sociale sia nel senso dell’aumento del capitale sia nel senso della riduzione del capitale assumono una configurazione del tutto peculiare.

Proprio con queste particolari modifiche statutarie deve essere coordinata l’ipotesi della trasformazione, poiché l’impresa individuale, che si trasformi in società a responsabilità limitata unipersonale oppure in società per azioni unipersonale, deve adeguare il patrimonio dell’impresa al capitale richiesto per la forma societaria prescelta.

In astratto ed in concreto, è altresì configurabile l’ipotesi in virtù della quale, l’impresa individuale si trasformi progressivamente nella varie forme di S.r.l. unipersonale, ormai previste, ed in società per azioni unipersonale, con un’evoluzione per gradi della sua forma giuridica.

In senso inverso, si deve poter concepire la trasformazione da società a responsabilità limitata unipersonale e da società per azioni unipersonale in società di persone e da queste in impresa individuale.

La moltiplicazione delle forme societarie non deve indurci a dimenticare la necessità del perseguimento del risultato finale di un sistema di forme societarie retto da un principio di armonia.

Proprio in questa ottica, le figure nell’ambito delle società, nonché degli enti e dei soggetti giuridici, devono poter migrare tra di loro, qualora specifici divieti tecnici non consentano questa possibilità di modificazione.

È evidente come la modificazione, che derivi dalla trasformazione del soggetto coinvolto, risulti maggiormente pacifica, qualora gli enti interessati siano contraddistinti dalla personalità giuridica.

Nonostante questa notazione, bisogna, in parallelo, osservare, come nella trasformazione possano essere coinvolte realtà contraddistinte non dalla personalità giuridica, ma soltanto dalla soggettività giuridica stessa.

Questo determina un notevole incremento delle ipotesi plausibili di trasformazione.[15]

Anche a livello di logica meramente formale, sarebbe una contraddizione in termini consentire la trasformazione soltanto tra soggetti dotati di personalità giuridica, con la imposizione di un divieto per quanto riguarda le entità contraddistinte dalla mera soggettività giuridica.

La trasformazione pertanto non sembra preclusa dalla personalità giuridica oppure dalla soggettività giuridica dell’entità coinvolta.

Ai fini della modificazione societaria derivante dalla trasformazione, la personalità e la soggettività giuridiche si pongono pertanto come i due volti di un medesimo cristallo, senza che il codice ponga divieti espressi oppure derivanti implicitamente dal sistema all’esecuzione della operazione di trasformazione.

Se questa è la base normativa e teorica, la quale deve essere posta a fondamento delle ipotesi di trasformazione, individuate dal codice civile in sede di riforma delle società, per come la trasformazione è disciplinata dagli articoli 2498 e seguenti del codice, tutta codesta ricostruzione sarebbe del tutto vana, se valutata alla luce del mero dato testuale della normativa del codice e degli effetti della operazione di trasformazione.

Occorre pertanto spostare la ricostruzione dagli ambiti citati al tessuto della vicenda di trasformazione, per come concepito nella riforma del diritto delle società, ed alla nozione stessa di trasformazione.

La valutazione delle ipotesi di trasformazione, che sono state previste dal codice in maniera espressa, nonché la disamina degli effetti, prodotti dalle ipotesi di trasformazione citate, non devono distogliere l’attenzione dell’interprete dal coniugare questa indagine con l’aspetto forse più importante della vicenda esaminata, ossia il fatto che l’articolo 2498 del codice civile, nel disciplinare gli effetti dell’operazione giuridica di trasformazione nel senso del cosiddetto principio di continuità dei rapporti giuridici, non si è curato di dare una nozione organica e sistematica del fenomeno di trasformazione.

Questa nozione di trasformazione deve pertanto essere coordinata con la disciplina degli effetti della trasformazione, come prevista dal codice civile, nonché con la procedura di trasformazione, la quale ci interessa soprattutto per la per la tutela della posizione giuridica dei creditori.

6. La trasformazione da società in impresa individuale e da impresa individuale in società di capitali unipersonali nella trama della vicenda di trasformazione ex art.2498 c.c.

La trasformazione da società in impresa individuale e dell’impresa individuale in società di capitali unipersonali non può, pertanto, essere considerata come una vicenda giuridica avulsa dal complesso normativo dettato dal codice per la modifica di trasformazione, così come disciplinata dagli articoli 2498 e seguenti del codice civile.[16]

Al contrario, lo sforzo dell’interprete deve essere quello di ricondurre queste particolari ipotesi nella trama della vicenda della trasformazione, per come essa si configura nell’ambito della vita fisiologica della società.

Si evidenzia, altresì, che la opzione di ricorrere alla decisione di trasformazione, per quanto concerne le società di persone, oppure alla deliberazione di trasformazione, per quanto riguarda le società di capitali, non può costituire un mezzo, per eludere la normativa, che disciplina la liquidazione della società coinvolta nell’operazione giuridica esaminata.

Non è, infatti, rilevante se si tratti di una procedura formale oppure sostanziale di liquidazione.

Non viene neppure in rilievo se lo svolgimento in concreto della procedura di liquidazione avvenga secondo l’iter legale oppure quello convenzionale rimesso al prudente arbitrio dei soci.

Come afferma la più autorevole dottrina in materia di diritto societario e come riconosce una prassi ormai consolidata da parte degli operatori pratici del diritto, la vicenda di estinzione delle società si dipana attraverso un procedimento, il quale produce come suo effetto ultimo l’estinzione della società interessata.

(Video) Trasformazione "atipica" da Snc/Sas a ditta individuale

Codesta procedura si articola, in primo luogo, nel verificarsi di una causa legale oppure convenzionale di scioglimento della società.

In secondo luogo, questa procedura si svolge nell’attuarsi di una liquidazione formale e sostanziale dell’ente, al fine della protezione della posizione dei creditori e della definizione dei relativi rapporti attivi e passivi della società.

Come ultimo passaggio, la legge riconosce l’estinzione vera e propria della società, la quale si realizza tramite la cancellazione della società dal registro delle imprese.

Poiché la società viene ad esistenza attraverso la formalità di iscrizione, la quale ha una valenza costitutiva della società medesima, secondo ragione, la società deve estinguersi attraverso una formalità speculare, uguale e contraria, rispetto alla formalità che determinò la sua nascita.

È evidente, da un mero esame anche a livello istituzionale dei passaggi previsti dal codice per l’estinzione delle società, come tutta codesta procedura non possa essere elusa attraverso l’utilizzo di meccanismi giuridici oppure di negozi e atti diversi, preordinati certamente all’estinzione della società, ma non rispettosi, nella forma e nella sostanza, dello scopo voluto dal legislatore.

Soprattutto l’impiego della figura del collegamento negoziale deve costituire oggetto di censura, poiché tale collegamento adopera negozi giuridici leciti, in sé, per uno scopo diverso rispetto a quello, per il quale furono creati dal codice.

L’interprete si trova di fronte ad un orizzonte giuridico particolarmente complesso e variegato.[17]

La varietà della realtà concreta e l’estro degli operatori conducono il vaglio di legalità a dover esaminare un orizzonte giuridico, nel quale si configurano profili di abuso del diritto, di elusione fiscale, di frode, nella peggiore delle ipotesi, alla legge e dai creditori, nonché di distorsione nella applicazione dei negozi giuridici, per un fine difforme dalla loro natura.

Volendo restringere la disamina alla mera natura giuridica dei negozi suscettibili di impiego per queste ipotesi, si può già evidenziare, come siano applicabili sia negozi di diritto civile sia atti di diritto societario, che sarebbe inutile enumerare, data la varietà e vastità delle ipotesi coinvolte.

Se la tipologia degli atti suscettibili di impiego è così multiforme, il fine perseguito è, nondimeno, quantomeno doppio, ossia quello di ottenere un indebito vantaggio di imposta oppure di eludere la legittima pretesa creditoria dei soggetti coinvolti.

Qualora il fine perseguito sia lecito, tutto codesto scenario viene meno, allorquando si riconosca la ammissibilità della trasformazione da società di persone e da società di capitali uni- personali in impresa individuale.[18]

Il problema assume, altresì, accenti diversi nell’ipotesi inversa di trasformazione da impresa individuale in società di persone ed in società di capitali unipersonali.

Non vi è infatti alcuna necessità di ricorrere a un iter procedimentale di natura indiretta oppure di adoperare la figura del collegamento negoziale, poiché il sistema stesso del codice pone a disposizione del socio oppure dell’imprenditore individuale uno strumento giuridico, quale è la trasformazione.

Essa gli consente di ottenere il fine perseguito, in via immediata, con l’ottenimento della dismissione della forma societaria e dell’assunzione dello status di imprenditore individuale,oppure, al contrario, con l’abbandono dello status appena menzionato, al fine dell’acquisizione della personalità giuridica, che contraddistingue le società di capitali uni- personali.

Questa breve disamina, a livello teorico, ci permette di scorgere quanto sia grande la distanza tra un procedimento elusivo, rispetto alla normativa di legge, e la applicazione della figura della trasformazione.

Proprio per questo motivo, la trasformazione da società di persone oppure di capitali in impresa individuale e la trasformazione da impresa individuale in società di persone oppure di capitali uni- personali, deve essere riconsiderata e ricondotta nell’ambito della figura generale della trasformazione.

E’ ben vero infatti che la trasformazione si configura come una vicenda non ordinaria nell’ambito della vita della società.

Essa comporta, come conseguenza principale, l’abbandono per il futuro della precedente forma giuridica della società con l’acquisizione di una nuova, per l’avvenire.

La conseguenza, non trascurabile, di questa mutazione nella forma giuridica è quella di assoggettare per il futuro la società medesima alla disciplina predisposta per il tipo adottato.

Al fine di bilanciare questa osservazione, occorre nondimeno rimarcare, come la trasformazione venga valutata, ormai unanimemente, come una modificazione dell’atto costitutivo della società.

Questa modificazione assolve la funzione di evitare un complesso procedimento di estinzione della società e di ricostituzione della società medesima, ai fini dell’ottenimento del risultato di continuità dei rapporti giuridici, con particolare riguardo ai diritti e agli obblighi, dei quali la società sia di titolare.

Questa indagine, pertanto, deve necessariamente concludersi, portandoci alla acquisizione della trasformazione da società di persone oppure da società di capitali in impresa individuale e da impresa individuale in società a responsabilità limitata uni-personale ed in società per azioni uni personale nell’ambito della nozione ampia e complessa della trasformazione, che verrà tratteggiata nelle pagine che seguono.

7. La qualificazione giuridica dell’operazione come trasformazione eterogenea non nominata ed il suo inquadramento nella nozione di trasformazione.

Una volta giunti a questo punto della indagine, vi è la necessità di procedere alla disamina forse più importante, ossia quella relativa alla qualificazione giuridica dell’operazione esaminata.[19]

Dopo aver eliminato dall’orizzonte delle ipotesi contemplate la figura del collegamento negoziale tra negozi giuridici, predisposta dal sistema di diritto civile per il raggiungimento di scopi del tutto diversi da quello qui perseguito, occorre procedere alla sussunzione della fattispecie nell’ambito delle operazioni straordinarie di diritto delle società.

L’operazione giuridica, della quale ci stiamo occupando, può ricevere la sua qualificazione giuridica più appropriata nell’ambito della ampia nozione di trasformazione delle società e degli enti giuridici.

Come ben sappiamo, l’articolo 2498 del codice civile non disciplina espressamente la nozione di trasformazione, preferendo, al contrario, disciplinare gli effetti giuridici della trasformazione medesima, al fine del perseguimento del cosiddetto principio di continuità dei rapporti giuridici.

Ricorrono, quindi, un problema di interpretazione del dettato normativo dell’articolo 2498 del codice civile, nonché un problema di ricostruzione di una nozione generale ed astratta di trasformazione, rispetto alla quale l’attuale disciplina degli effetti della trasformazione, per come dettata dall’articolo 2498 del codice civile, non costituisca altro che un corollario applicativo.

Una nozione globale del fenomeno di trasformazione può essere articolata secondo tre livelli distinti, ma tra loro interattivi.

In virtù di un primo livello, la trasformazione può riguardare lo scopo del soggetto giuridico coinvolto, lasciando inalterata la tipologia del soggetto medesimo.

A causa di un secondo livello, la trasformazione può riguardare sia lo scopo del soggetto giuridico coinvolto, sia la tipologia del soggetto medesimo.

Ad un terzo livello, la trasformazione può tradursi in una metamorfosi totale del soggetto giuridico interessato.

Una nozione di trasformazione, creata in questi termini, è così ampia da coprire tutte le fattispecie immaginabili.

Essere quindi può prescindere dal coinvolgimento di un soggetto di natura societaria, per ricomprendere nel suo seno anche la trasformazione di enti aventi natura diversa dalle società.

Codesta riflessione ci permette di stabilire che non esiste un “numerus clausus” delle ipotesi di trasformazione, previste dal nostro sistema di diritto delle società.[20]

Occorre, invece, riconoscere che la disciplina dettata dal codice si limita a prevedere alcune ipotesi ritenute particolarmente significative, a regolamentare il procedimento di trasformazione, a disciplinare gli effetti di alcune fattispecie rilevanti.

Qualora si voglia prendere in prestito una nota nozione, prevista per le società cooperative, potremmo, quindi, affermare che un principio della “porta aperta”, inteso in riferimento alla questione esaminata, esista anche per le ipotesi di trasformazione.

Il sistema del diritto societario prevede, allora, la possibilità di uno scambio delle forme giuridiche per i soggetti in esso esistenti, ferma rimanendo la cura di interessi ritenuti particolarmente rilevanti.[21]

Non si vede in conseguenza il motivo, per il quale, una volta rispettata l’osservanza delle norme imperative, il codice debba impedire una libera trasmigrazione tra i soggetti e gli enti in esso disciplinati, al fine del conseguimento dei risultati giuridici, che codesti soggetti si propongono.[22]

La trasformazione in senso tecnico può, in conseguenza, riguardare soggetti contraddistinti sia dalla soggettività giuridica sia dalla personalità giuridica.

È evidente che ci troviamo di fronte ad una nozione di modificazione di trasformazione nella sua accezione giuridica più ampia.

Essa è, quindi, capace di ricomprendere al suo interno qualsiasi mutazione nella forma giuridica del soggetto, nell’ipotesi in cui siffatta mutazione non venga a collidere con l’applicazione di divieti, previsti nel sistema del codice.

(Video) Come gestire il passaggio dalla ditta individuale alla S.r.l. nel rispetto della legge?

Dopo aver definito in questi termini la nozione generale ed astratta di trasformazione, vi è la necessità di procedere al suo inquadramento nell’ambito delle classificazioni teoriche all’interno della trasformazione medesima.

La trasformazione da società di persone in impresa individuale e da società a responsabilità limitata e da società per azioni uni- personali in impresa individuale deve essere qualificata come trasformazione eterogenea, regressiva e non nominata.

Tale trasformazione è eterogenea, poiché contempla una figura di approdo, la quale si colloca al di fuori dell’ambito societario.

Essa è regressiva, perché comporta l’evoluzione della società verso un soggetto giuridico più semplice.

Codesta trasformazione è anche non nominata, a causa del fatto che essa non è disciplinata espressamente nel numero delle ipotesi di trasformazione, trattate dal codice.

Si prende in prestito, volutamente, la distinzione tra figure giuridiche non nominate ed atipiche, propria dell’ambito delle successioni mortis causa.

Secondo l’interpretazione che si è scelto di adottare, le trasformazioni, delle quali ci stiamo occupando, rientrano ampiamente nella nozione generale di trasformazione per come delineata dal sistema del codice civile.

Il codice ha ritenuto sicuramente di disciplinare alcune ipotesi di trasformazione ritenute particolarmente rilevanti.[23]

Ed è proprio questa trama di trasformazioni,trattate espressamente dal sistema, ad autorizzare la conclusione, in virtù della quale il codice sembra prevedere una libera circolazione delle forme giuridiche, le quali possono mutare le une nelle altre.

Il codice ha sicuramente disciplinato fattispecie particolarmente significative al fine di delineare la struttura del fenomeno di trasformazione.

Le ipotesi non espressamente disciplinate non si collocano un’area di non tipicità, rimanendo così estranee al fenomeno di trasformazione.

Esse devono, piuttosto, essere inquadrate nelle figure di trasformazioni non nominate, le quali rimangono ricomprese nell’ambito della fattispecie di trasformazione.

Codesta distinzione tra figure non nominate e figure non tipiche potrebbe sembrare di carattere apparentemente nominale.

Questa, in realtà, non è la verità.

Qualora si decida di ammettere che una determinata figura ricada nella zona della non tipicità, occorre anche individuare immediatamente la disciplina giuridica applicabile a codesta figura.

Allorquando, invece, si decida per l’opzione, in virtù della quale la figura giuridica ricada nella zona della non nominatività, la disciplina applicabile è sicuramente quella già testualmente prevista dal codice.

Su questo tessuto di problematiche, così correttamente impostate, si innerva un ultimo problema di interpretazione.

In base ad un aureo principio di ermeneutica, l’interpretazione del testo deve nascere dal testo stesso; interpretatio scripturae ab eadem scriptura[24].

Il rilievo, per il quale il codice civile disciplina espressamente soltanto gli effetti della figura di trasformazione, non deve distogliere l’interprete dal ricercare la nozione medesima della trasformazione.

Se si condivide l’ampia nozione di trasformazione, strutturata sui tre livelli citati in credenza, così come delineati dalla autorevole dottrina in materia di diritto societario, sicuramente in questo ambito devono essere anche ricomprese le trasformazioni da società di persone in impresa individuale e da società a responsabilità limitata e da società per azioni unipersonali in impresa individuale, nonché da impresa individuale in società di capitali unipersonali.[25]

Ed era proprio questa la dimostrazione, che la nostra indagine si prefiggeva di raggiungere.

Et hoc erat, quod demonstrandum erat.


[1] Sul punto v. CABRAS, Le trasformazioni in Trattato delle società per azioni diretto da G.E. Colombo e G. B. Portale, vol. 7***, Torino, 1997, p. 72; SARALE, Trasformazione e continuità dell’impresa, Milano, 1996, p. 260. Con ulteriori preziosi spunti e riferimenti per l’approfondimento delle problematiche precisate nel testo.

[2] Qualora si desideri avere un ampio orizzonte dottrinale sulle classificazioni ed argomentazioni delle tipologie di trasformazione si consigliano ANGELICI, Società, persona e impresa in Attività e organizzazione. Studi di diritto delle società, Torino, 2007, p. 342; LIBERTINI, Scelte fondamentali di politica legislativa e indicazioni di principio nella riforma del diritto societario del 2003. Appunti per un corso di diritto societario in Rivista di diritto societario, 2008, p. 231; CETRA .Le trasformazioni “omogenee” ed “eterogenee” in Il nuovo diritto societario. Liber Amicorum Gian Franco Campobasso, diretto da P. Abbadessa e G. B. Portale, Torino, 2007,vol. 4, p. 139.

[3] Per la disamina del rapporto tra autonomia privata e tipicità e atipicità del fenomeno della trasformazione nella nuova disciplina delle società si consulti PALMIERI, Autonomia e tipicità nella nuova trasformazione in Il nuovo diritto societario. Liber Amicorum Gian Franco Campobasso diretto da P. Abbadessa e G. B. Portale, Torino,

[5] Per una valutazione della nuova figura della trasformazione, con riferimento agli ambiti di applicazione, è possibile valutare DE ANGELIS, La trasformazione nella riforma del diritto societario in Le società: rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale, 2003, p. 384;MARASA’, Le trasformazioni eterogenee, p. 81; DI SABATO, Diritto delle società, Milano, 2003, p. 448; MISEROCCHI,La trasformazione in AA. VV., Il nuovo ordinamento delle società. Lezioni sulla riforma e modelli statutari, Milano, 2003, p. 365.

[6] Nel senso del testo anche l’acuta riflessione del principio della Commissione Società del Consiglio Notarile di Milano del 18 marzo 2004, massima n.20 : “La tecnica legislativa consapevolmente seguita dal Legislatore va coordinata con il riconoscimento, pure presente nella Relazione, della trasformazione come istituto di carattere generale anche al di fuori del campo societario. La indicazione tassativa degli enti che possono trasformarsi in società di capitali sembra quindi lasciare libero l’interprete di valutare se altri ‘enti’ non menzionati possano essere assimilati a quelli espressamente menzionati. D’altra parte l’avere previsto la trasformazione eterogenea solo per le società di capitali non può impedire all’interprete di ammetterla anche per le società di persone: la dottrina ha già avuto occasione di osservare che non sussiste alcuna plausibile ragione per una tale limitazione e che anzi un tale tipo di trasformazione e che anzi un tale tipo di trasformazione eterogenea in molti casi costituisce un ‘minus’ rispetto a quanto previsto dal Legislatore: si pensi ad esempio al caso di ‘trasformazione’ di una comunione d’azienda in società di persone. Il silenzio del Legislatore va spiegato con i limiti della delega e non può essere interpretato come una esclusione della possibilità di applicare l’istituto della trasformazione ad ipotesi similari. Una attenta rilettura della Relazione conferma l’esattezza della ricostruzione qui proposta: il Legislatore sia nella trasformazione omogenea sia in quella eterogenea si è limitato a disciplinare le fattispecie a suo giudizio più significative lasciando all’interprete il compito di regolamentare le altre ipotesi”.

[7] LUPETTI, Trasformazioni eterogenee da e in società di persone in Le società. Rivista di diritto e pratica commerciale, societaria e fiscale, 2005, p. 846, osserva che: “Ogni presunto divieto alle trasformazioni da e in società di persone potrebbe facilmente essere eluso mediante la preventiva trasformazione in società di capitali e la successiva trasformazione da società di capitali ad una delle strutture organizzative previste dall’art. 2500-octies c.c.”.

Dello stesso parere LIBONATI, Introduzione in Diritto delle società. Manuale breve, Milano, 2006, p. XXXI; MALTONI, I limiti all’autonomia privata nelle trasformazioni eterogenee. Ovviamente, nessuna trattazione può assorbire le varie esigenze della prassi giuridica.

[8] Alle ipotesi già disciplinate anteriormente alla riforma (proroga di società di persone,riduzione volontaria del capitale nelle società di persone e di capitali e fusione) si sono aggiunte – oltre alla trasformazione eterogenea – la scissione, la creazione di patrimoni destinati ad uno specifico affare, la revoca dello stato di liquidazione. Per un’analisi complessiva dell’istituto v. PINARDI, Le opposizioni dei creditori nel nuovo diritto societario, Milano,2006. Tale monografia si rivela particolarmente esaustiva in quanto esamina la figura della opposizione con riferimento alle molteplici ipotesi, nelle quali essa può concretarsi.

[9] Con riferimento alla trasformazione di società di persone in società cooperativa v. RUOTOLO, Trasformazione di s.a.s. in cooperativa in Consiglio Notarile del Notariato. Studi eMateriali, 2008, p. 848; ID., Trasformazione di s.a.s. in cooperativa, ivi, 2009, p. 830. Una soluzione più articolata (con riferimento alla trasformazione di associazione in società cooperativa) viene proposta da ZOPPINI, Trasformazione eterogenea di associazione riconosciuta in società cooperativa (con particolare riguardo alla verbalizzazione delle assemblee separate e alla perizia di stima del patrimonio) in Rivista del notariato, 2006, p. 629. E’ evidente che la sorte delle varie situazioni di debito debba essere regolata prima oppure contestualmente alla trasformazione del soggetto coinvolto.

[10] Per una brillante valutazione della gamma del fenomeno di trasformazione si legga SPADA, Dalla trasformazione della società alle trasformazioni di enti ed oltre in Scritti in onore di Vincenzo Buonocore, vol. 3, t. 3, Milano, 2005, p. 3884;

[11] Per quanto riguarda la figura della trasformazione in sé, si studino MARASÀ, Nuovi confini delle trasformazioni e delle fusioni nei contratti associativi in Rivista di diritto civile, 1994, p. 311. Della stessa opinione SCARDULLA, La trasformazione e la fusione delle società in Trattato di diritto civile e commerciale diretto da A. Cicu e F.Messineo, continuato da L. Mengoni, p. 302, Milano, 1989; DE ANGELIS, La trasformazione delle società, Milano, 1988, p. 1; SIMONETTO, Delle società. Trasformazione e fusione delle società. Società costituite all’estero ed operanti all’estero in Commento al codice civile a cura di Scialoja e Branca, artt. 2498-2510, Bologna-Roma, 1984, p. 11; SERRA, La trasformazione e la fusione delle società in Trattato di diritto privato diretto da P. Rescigno, vol. 17, Torino, 1985, p. 307; TANTINI, Trasformazione e fusione delle società in Trattato di diritto commerciale e di diritto pubblico dell’economia diretto da F. Galgano, vol. VIII, Padova, 1985, p. 187; FERRI, Le società in Trattato di diritto civile diretto da F. Vassalli, vol. X, t. 3, Torino, 1985, p. 894.

[12] Per l’analisi della tutela delle posizioni creditorie “pure” e di quelle inserite nei contratti nel trasferimento d’azienda v. MINNECI, Trasferimento d’azienda e regime dei debiti, Milano, 2007. Questa configurazione si rivela particolarmente delicata anche alla luce delle disamina della inserzione delle relative clausole e delle gestione delle posizioni di credito.

[13]Particolarmente valido sotto l’aspetto notarile GUERRERA, La nuova disciplina delle trasformazioni: profili generali in Vita notarile, 2004, p. 130;

[14] Per un quadro sinottico delle figure della trasformazione, della fusione e della scissione, nei loro reciproci rapporti, si possono vagliare, FUSARO, Trasformazioni eterogenee, fusioni eterogenee ed altre interferenze della riforma del diritto societario sul “terzo settore” in Contratto e impresa, 2004, p. 299; ID., Le trasformazioni eterogenee: un’apertura delle frontiere tra società lucrative ed enti non profit in La nuova giurisprudenza civile commentata, 2005, II, p. 76; MALTONI, I limiti all’autonomia privata nelle trasformazioni eterogenee, cit., p. 1402; ID., La trasformazione eterogenea di fondazioni in società di capitali in La nuova disciplina delle associazioni e delle fondazioni. Riforma del diritto societario e enti non profit a cura di A. Zoppini e M. Maltoni, Padova, 2007, p. 38; FRANCH, Commento sub art. 2500 octies cod. civ. in Trasformazione – Fusione – Scissione a cura di L. A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società, diretto da P. Marchetti, L. A. Bianchi, F. Ghezzi, M. Notari, Milano, 2006, p.345 .

[15] Sulla problematica delle ipotesi di trasformazione e della opposizione dei creditori si possono confrontare SARALE, Comm. sub art. 2500 novies cod. civ. in Il nuovo diritto societario, Commentario diretto da G. Cottino, e da G. Bonfante, O. Cagnasso e P. Montalenti, Bologna, 2004, p. 2305; FRANCH, Commento sub art. 2500 novies cod. civ, in Trasformazione – Fusione – Scissione a cura di L. A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società, diretto da P. Marchetti, L. A. Bianchi, F. Ghezzi, M. Notari, Milano, 2006, p. 2305; RICCIARDIELLO, Trasformazione di impresa individuale e rapporti passivi in Giurisprudenza commerciale, 2009, II, p. 1157 ss.

[16] Al fine di seguire la devoluzione dello svolgimento legislativo si veda La riforma del diritto societario. Lavori preparatori, testi e materiali a cura di M. VIETTI, F. AULETTA, G. LO CASCIO, U. TOMBARI, A. ZOPPINI, p. 1386.

[17] In giurisprudenza v. Trib. Mantova 28 marzo 2006 (decr.) in Vita notarile, 2006, p. 1434; in Giurisprudenza commerciale, 2007, II p. 1132 con nota di BENESPERI, Trasformazione eterogenea: da società di persone in impresa individuale?; in Rivista di diritto dell’impresa, 2006, p. 399 con nota di FERRARA E., Trasformazione eterogenea da società in nome collettivo unipersonale in impresa individuale.

[18] Tra gli studiosi che si sono occupati del problema anteriormente alla riforma v. tra gli altri PATRIARCA,Trasformazione regressiva e principio di maggioranza, Padova, 1988; SERRA, La trasformazione e la fusione della società, ., p. 309; CABRAS, Le trasformazioni, , p. 144; TANTINI, Trasformazione e fusione delle società., p. 209; CAGNASSO, La trasformazione delle società in Il codice civile. Commentario diretto da P. Schlesinger, Milano, 1990, p. 308.

[19] Per la nuova figura della trasformazione si veda CAGNASSO, Comm. sub art. 2500 ter-2500 quinquies cod.civ in Il nuovo diritto societario, Commentario diretto da G. Cottino, e da G. Bonfante, O. Cagnasso e P. Montalenti, Bologna, 2004, p. 2256.

[20] Giuseppe Trimarchi., Brevi considerazioni sul problema della trasformazione di società cooperativa in società lucrativa contestuale alla perdita della mutualità prevalente in Notariato, 2006, p. 353

(Video) Caso studio DITTA INDIVIDUALE in regime semplificato | STUDIO BARRANTI S.R.L.

[21]Specificatamente sui problemi connessi alle società per azioni e alle società a responsabilità limitata si vedano MOSCA, Commento sub art. 2500 ter cod. civ. in Trasformazione – Fusione – Scissione a cura di L. A. Bianchi, in Commentario alla riforma delle società a cura di P. G. Marchetti, L. A. Bianchi, F. Ghezzi, M. Notari, Milano, 2006, p. 136; TRAPANI, La trasformazione omogenea tra s.r.l. e s.p.a. in Notariato, 2004, p. 500.

[23]Elena Tradii, Trasformazione eterogenea in cui intervengono enti non profit e latrasformazione da associazione in società di capitali e viceversa in La nuova disciplina delle associazioni e delle fondazioni.

[25] Utilissimo Carlo Angelici, Società, persona e impresa in Attività e organizzazione. Studi di diritto delle società, Torino, 2007.

FAQs

Come trasformare una società SNC in ditta individuale? ›

inoltrare all'Agenzia delle Entrate, non oltre 30 giorni dallo scioglimento della SNC, il modulo AA9/10 per richiedere la continuazione dell'attività d'impresa sotto forma di ditta individuale.

Cosa cambia da SRL a ditta individuale? ›

Durante la vita dell'impresa, una SRL richiede maggiori risorse in merito all'adempimento degli obblighi fiscali e contabili, infatti mentre la ditta individuale al di sotto di un determinato volume d'affari può adottare un tipo di contabilità semplificata, la SRL deve obbligatoriamente adottare un tipo di contabilità ...

Come passare da SAS a ditta individuale? ›

La ricostituzione della pluralità dei soci può essere effettuata attraverso la cessione di parte della quota del socio superstite ad altro soggetto oppure attraverso un aumento di capitale sociale, offrendo in sottoscrizione detto aumento a soggetto terzo.

Che tipo di società è una ditta individuale? ›

La ditta individuale è quel tipo di impresa che fa riferimento a un solo titolare, l'imprenditore, il quale è l'unico responsabile e anche l'unico promotore della sua iniziativa imprenditoriale. All'imprenditore non si impone una quantità minima di capitale iniziale da investire.

Come uscire da Snc senza notaio? ›

Come fare cancellazione socio in una Snc

Sia nel caso di una Sas sia nel caso di una Snc la comunicazione di recesso da parte di un socio senza notaio deve essere accompagnata da una dichiarazione unilaterale di recesso inviata agli altri soci con prova dell'avvenuta comunicazione.

Come fare per uscire da una società Snc? ›

Il recesso del socio da una società in nome collettivo consiste nello scioglimento del loro rapporto. Ogni socio ha facoltà di farlo ma solo previo preavviso (anche se solo verbale) di almeno tre mesi in caso di SNC costituita senza scadenza.

Come pagare meno tasse azienda individuale? ›

Così, la prima strategia per pagare meno tasse in Italia è certamente abbandonare la forma societaria della ditta individuale, della società in nome collettivo (snc) e della società in accomandita semplice (sas) per spostarsi e trasformare la propria impresa in una società a responsabilità limitata (srl).

Quanto può fatturare una ditta individuale? ›

Con una Partita IVA in regime forfettario il limite di incassato annuo è di 65.000€. Invece, il limite di ricavi per le ditte individuali in regime ordinario è: 400.000€ nel caso di vendita di servizi. 700.000€ nel caso di altra attività

Che differenza c'è tra ditta individuale e impresa individuale? ›

Spesso cadendo in errore l'impresa individuale è confusa con la ditta individuale. La ditta individuale può anche non svolgere attività d'impresa, e non rivestire la qualifica di impresa individuale, mentre l'impresa individuale è sempre una ditta individuale.

Cosa comporta il cambio di ragione sociale? ›

La variazione della sola denominazione o della ragione sociale, non determinano la nascita di un nuovo soggetto giuridico e pertanto, ex art 94 bis del Codice della Strada, si provvede al solo aggiornamento degli archivi motorizzazione con l'emissione di una etichetta per ognuno dei veicoli in possesso della società.

Quando viene meno la pluralità dei soci? ›

La società si scioglie quando viene a mancare la pluralità dei soci, se nel termine di sei mesi questa non è ricostituita. Contestualmente alla domanda di iscrizione dello scioglimento può essere presentata l'istanza di cancellazione della società dal registro delle imprese.

Quando passare da srl a spa? ›

Cos'è una S.p.A. e quali sono le caratteristiche

91/2014 che modificano le disposizioni contenute nel Codice Civile viene previsto che il capitale minimo richiesto per la costituzione di una S.p.A. sia generalmente di 50.000 euro e che almeno il 25% sia versato nelle mani degli amministratori.

Quali sono i vantaggi di una ditta individuale? ›

Vantaggi di una ditta individuale

(Camera di Commercio, Industria e Artigianato) e obbligazioni contabili e fiscali semplificate. La velocità e autonomia nelle decisioni poichè l'imprenditore è il solo responsabile e non deve confrontarsi con altri. I costi limitati.

Quali sono le tasse da pagare per una ditta individuale? ›

Per quanto riguarda l'IRPEF, la si pagherà naturalmente quale imposta progressiva: l'aliquota è del 23% per i redditi fino a 15.000 €, del 25% per i redditi da 15.000 € a 28.000 €, del 35% per i redditi da 28.000 € fino a 50.000 €, del 43% per i redditi superiori a 50.000 €.

Qual è la forma giuridica di una ditta individuale? ›

La ditta individuale o impresa individuale è la forma giuridica più semplice per avviare l'attività ed è costruita intorno alla figura dell'imprenditore. Per questa forma giuridica non esiste un un minimo di capitale da versare o particolari requisiti per la costituzione.

Quanto si paga per sciogliere una società? ›

Occorre depositare presso il Registro delle Imprese il verbale di assemblea ordinaria contenente la nomina dei liquidatori. Il costo del deposito è di € 90 per diritti oltre € 65 di bolli; Cancellazione dal Registro Imprese con chiusura Partita IVA. Il costo del deposito è di € 90 per diritti oltre € 65 di bolli.

Quanto costa un notaio per chiudere una Snc? ›

Infine i costi dell'atto notarile vanno da un minimo di 600,00 ai 1.300,00 dipende dall'ammontare del capitale sociale.

Come chiudere una Snc senza debiti? ›

Quando lo scioglimento è volontario bisogna stipulare un atto notarile mentre per società di persone rimasta per oltre sei mesi con un unico socio la chiusura di una Snc può avvenire anche presentando al Registro Imprese solo la domanda direttamente dal socio superstite e senza notaio.

Quanto si paga per chiudere una SNC? ›

Per tale adempimento sono dovuti due distinti diritti di segreteria: 120.00 / 90.00 Euro, per la domanda di cancellazione della società; 23,00 / 18.00 euro, per la domanda di iscrizione dell'impresa individuale.

Cosa comporta la chiusura di una SNC? ›

Scioglimento snc con e senza liquidazione

Se la cifra raggiunta non sarà sufficiente per sanare il dovuto, allora i soci dovranno attingere dal loro patrimonio personale per estinguere i debiti. Invece, nel caso rimanga dell'attivo, la cifra dovrà essere spartita tra i soci.

Chi paga i debiti di una SNC in liquidazione? ›

Come detto poc'anzi, in sede di liquidazione della società in nome di collettivo, si provvede al pagamento di tutti i debiti sociali.

Come fare per non pagare l'IVA? ›

Come pagare meno tasse: le 5 strategie
  1. 1 – Abbandonare la ditta individuale, la snc e la sas e spostarti verso una srl. ...
  2. 2 – Organizzare il lavoro e le trasferte fuori comune. ...
  3. 3 – Dotarsi dei buoni pasto, puoi comprarne fino a 2920 euro annui a persona e scaricarli al 100%

Dove mettere i soldi per non pagare le tasse? ›

Meglio rivolgersi allora a banche online e/o a libretti postali, molto più economici delle classiche banche. Buoni fruttiferi del tesoro: sono un vero e proprio investimento. I loro rendimenti dipendono dalle aste e dallo spread.

Cosa comprare per abbassare utile? ›

Cosa acquistare per abbassare l'utile?
  • libri, riviste di settore, articoli di cancelleria, materiali di consumo: queste spese sono interamente deducibili;
  • spese per pagare lavoratori occasionali e collaboratori dipendenti: sono interamente deducibili;
  • le utenze di uno studio professionale: interamente deducibili;
13 Sept 2022

Quanto paga di IVA una ditta individuale? ›

Una ditta individuale in regime ordinario deve pagare:

IRPEF, un'imposta progressiva a scaglioni che parte da un'aliquota minima del 23% fino ad un'aliquota massima del 43% IVA, al 22%

Quanto costa la contabilità di una ditta individuale? ›

"quanto costa il commercialista?" Ipotizzando il caso di una ditta individuale otterremo un costo orientativo: da 400 a 600 Euro annui per un'impresa in regime forfettario o dei minimi (impresa che non fattura più di una certa soglia e che è esente dalla gestione dell'iva.

Quanto costa mantenere una ditta individuale? ›

In merito ai costi amministrativi da pagare al Registro delle Imprese per mantenere attiva una ditta individuale sarà tenuta a versare circa 100 euro l'anno, Mentre la gestione della contabilità non dovrebbe salire sopra i 100 euro mensili.

Qual è la ragione sociale di una ditta individuale? ›

La ragione sociale, detta anche “denominazione della ditta”, è il nome con cui viene iscritta l'azienda nel Registro delle Imprese. Non é obbligatoria: l'imprenditore può anche non mettere alcuna denominazione e, in questo caso, la denominazione della ditta sarà il nome proprio dell'imprenditore.

Cosa si rischia con una ditta individuale? ›

Rischio impresa

Il patrimonio personale dell'imprenditore è chiamato a pagare i debiti dell'impresa. Infatti, se la ditta fallisce e non riesce a pagare i debiti con i fornitori e lo Stato Italiano, i creditori possono attaccare il tuo patrimonio personale.

Chi paga i debiti di una ditta individuale? ›

2462 del codice civile, per i debiti d'impresa risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

Quando una società cambia Partita Iva? ›

La legge non ammette variazioni alla Partita Iva che, proprio come il codice fiscale, resta sempre lo stesso quando collegato all'attività del titolare.

Quanto costa cambiare il nome di una ditta individuale? ›

Impresa individuale - variazione della denominazione (nuova ditta) dell'impresa
Adempimento:Variazione della denominazione (nuova ditta) dell'impresa individuale.
Soggetto obbligato:Titolare.
Diritti di segreteria:€ 18,00. (si veda anche la tabella per i diritti di segreteria dovuti in caso di pratiche artigiane)
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Quando l'azienda cambia nome? ›

Che cos'è il rebranding

Ad esempio, se un'azienda acquista un prodotto, può mantenere tutto identico e aggiungervi solo “il nuovo” prima del nome (il nuovo nome prodotto + di nome azienda acquirente). In questo caso, si parla di rebranding parziale.

Come si ricostituisce la pluralità dei soci? ›

Quando si costituisce o ricostituisce la pluralità dei soci, gli amministratori devono depositare per l'iscrizione, presso il competente Registro delle imprese, una dichiarazione contenente la nuova compagine sociale. In alternativa agli amministratori può provvedervi il socio unico cessato.

Cosa succede se vengono meno tutti i soci accomandatari? ›

Se vengono a mancare tutti i soci accomandatari, gli accomandanti nominano per il periodo di sei mesi un amministratore provvisorio per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione.

Cosa vuol dire Srl a socio unico? ›

La SRL unipersonale è una normale società a responsabilità limitata a cui però partecipa un solo soggetto. Il socio unico di una SRL può essere una persona fisica oppure una persona giuridica (es. un'altra società a responsabilità limitata o una SPA).

Perché un'azienda passa da SRL a Spa? ›

Per l'espansione, diventa utile trasformare la s.r.l. in s.p.a. avendone diversi benefici. Questi vantaggi sono valutabili in termini di trasparenza nella gestione, possibilità di quotazione ai mercati ristretti, possibilità di emissione obbligazioni e predisposizione nell'attingere al pubblico risparmio.

Quando conviene fare una Spa? ›

Questo tipo di società di capitali rappresenta una valida soluzione qualora si debba dar vita ad un'attività economica e ad un progetto imprenditoriale di lungo termine che necessita l'acquisizione di notevoli risorse finanziarie anche da parte di terzi.

Cosa vuol dire società Spa? ›

La società per azioni è caratterizzata dall'avere personalità giuridica, autonomia patrimoniale perfetta e quote di partecipazione dei soci espresse da azioni, frazioni minime del capitale sociale.

Quante ditte individuali si possono avere? ›

Ipotizziamo, ad esempio, che tu faccia consulenze software e voglia aprire anche un sito eCommerce per vendere prodotti digitali; per svolgere entrambe le attività avrai bisogno di due codici ATECO diversi. Tuttavia, la legge non consente l'apertura di due ditte individuali alla stessa persona.

Cosa si può pignorare ad una ditta individuale? ›

Il pignoramento da parte dell'Agenzia delle Entrate

Quest'ultima ha la possibilità di pignorare direttamente, in presenza di debiti fiscali e cartelle esattoriali non pagate, i beni del debitore (immobili e mobili) e i conti correnti, senza dover ottenere l'autorizzazione di un giudice.

Come si chiama una ditta individuale? ›

Secondo quanto previsto dalla legge nel caso della ditta individuale il nome della ditta coincide con quello dell'imprenditore oppure può essere associato ad un nome di fantasia seguito da nome e cognome dell'imprenditore. Invece, la ragione sociale è il nome con il quale vengono identificate le società di persone.

Come tenere la contabilità di una ditta individuale? ›

Le ditte individuali devono applicare la contabilità ordinaria nel caso in cui superino il limite di fatturato descritto in precedenza (€400.000 oppure €700.000 a seconda dell'attività). Chi si trova in regime di contabilità ordinaria deve tenere tutte le scritture contabili obbligatorie previste dalla legge.

Che società aprire per pagare meno tasse? ›

Chi paga meno tasse tra sas e ditta individuale

Il risparmio non è solo previdenziale ma anche fiscale: i soci S.a.s. godono, infatti, di un'aliquota IRPEF minore grazie alla spartizione del reddito tra loro.

Quando inizia l'impresa individuale? ›

L'impresa individuale sorge automaticamente, per così dire, quando una persona avvia un'attività commerciale indipendente, di conseguenza, le spese di costituzione sono basse. L'imprenditore individuale risponde sempre illimitatamente. Una ditta individuale deve venire iscritta al registro di commercio (Art.

Che differenza c'è tra ditta individuale e srl? ›

Una ditta individuale è certamente una struttura molto più leggera rispetto ad una Società a Responsabilità Limitata. Per leggera intendiamo che sia l'avvio che la chiusura possono avvenire in circa 24 ore e non sono richieste particolari formalità.

Come si riconosce una ditta individuale? ›

Le caratteristiche per riconoscere una ditta individuale riguardano la figura dell'imprenditore che è responsabile:
  1. Unipersonale.
  2. Impresa familiare.
  3. Impresa coniugale.

Quanto costa trasformare una Snc in Srls? ›

I costi di trasformazione di una società, da sas a semplificata, sono grosso modo i seguenti: Costo della perizia giurata di stima, il cui valore oscilla tra i 2.000 e i 5.000 euro; Costo dell'atto notarile di trasformazione, che è di circa 1.500 euro.

Come funziona la società SNC? ›

Il significato di Snc
  • Una Snc è una società in nome collettivo, ovvero una società di persone con oggetto commerciale. ...
  • In una Snc tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali e il patto contrario non ha effetti nei confronti dei terzi.
7 Dec 2020

Come passare da Sas a srl? ›

Per trasformare una Sas in Srl, dopo aver certificato tramite una perizia giurata che il bilancio è perfettamente in regola e non ci sono quindi debiti regressi, si può procedere con la stipula dell? atto costitutivo e dello statuto presso un notaio presentando l? iscrizione al registro delle imprese entro 20 giorni.

Che tipo di società è una Srls? ›

La s.r.l.s. è una classica s.r.l. dove per le obbligazioni sociali risponde solo l'azienda con il suo patrimonio, ovvero non é aggredibile il patrimonio personale dei soci, e, a differenza di una normale srl, non occorre un capitale minimo di 10.000 euro.

Che differenza c'è tra una srl è una Snc? ›

Di solito la Snc viene vista dai terzi come società di piccole dimensioni. Di solito la Srl viene percepita dai terzi come società di medie dimensioni e comunque più “grande” rispetto ad una Snc. Non c'è nessun capitale sociale minimo.

Quando conviene passare da ditta individuale a srl? ›

Trasformare la propria attività da una ditta individuale ad una società a responsabilità limitata conviene davvero solo quando si raggiunge un utile molto elevato, per poter tutelare al meglio il proprio patrimonio.

Chi paga i contributi in una SNC? ›

I soci “lavoratori” dovranno essere iscritti all'INPS (artigiani o commercianti) e dovranno pagare circa 4.000 euro di contributi fissi fino a 16.000 euro di reddito.

Come paga le tasse una SNC? ›

Tassazione delle società in nome collettivo

La s.n.c. sull'utile realizzato paga soltanto l'IRAP (4,25%), mentre ai fini IRPEF il reddito realizzato è imputato ai soci in proporzione alle quote da ciascuno possedute. Ogni anno è dovuta la tassa CCIAA di circa € 130,00.

Quali sono i vantaggi di una SNC? ›

Quali sono i principali vantaggi derivanti dalla costituzione di una società in nome collettivo? Uno dei principali vantaggi nella costituzione di una Snc, risiede nella responsabilità solidale dei soci ed anche nell'azione di regresso nei confronti degli altri soci.

Come cambiare società? ›

La trasformazione di una società di persone in società di capitali, come una Snc che muta in Srl, deve obbligatoriamente [3] essere fatta per atto pubblico, dunque dal notaio, che redigerà l'atto di trasformazione e lo pubblicherà nel Registro delle imprese.

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1. Come trasformare la propria ditta individuale in srl?
(Soluzione Tasse)
2. Come si trasforma una Ditta Individuale in una S.R.L. ? | STUDIO BARRANTI S.R.L.
(STUDIO BARRANTI)
3. Ditta Individuale, Snc o Srl: scegliere correttamente è fondamentale
(Numerium - Claudio Cerutti)
4. COME CHIUDERE UN'IMPRESA INDIVIDUALE ? Quello che ti serve sapere !
(L'imprenditore in-formato)
5. MEGLIO LA DITTA INDIVIDUALE O UNA SRL?
(Francesco Carrino)
6. Come trasformare la tua azienda in una s.r.l.
(Numerium - Claudio Cerutti)

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Author: Jamar Nader

Last Updated: 01/08/2023

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