Affidamento a lavoratori autonomi ed i contratti di cooperazione continuativa (2022)

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Premesse: sulla nozione di subappalto

Dal punto di vista normativo, l’unica definizionerintracciabile di subappalto è la scarna indicazione fornita dall’art. 105, co.2 del d.lgs. 50/2016 (nel prosieguo “Codice dei Contratti”), a mente dellaquale viene precisato che “(i)l subappalto è il contratto con il qualel’appaltatore affida a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni olavorazioni oggetto del contratto di appalto”.

Nel settore degli appalti pubblici, viene quindi inrilievo il titolo derivativo del contratto di subappalto, essendo lo stessoprecipuamente connotato dalla medesima causa dell’affidamento principale.

Di recente, la giurisprudenza amministrativa ha ribaditoil granitico orientamento per il quale, attesa la funzione economico socialedel contratto di subappalto, lo stesso debba essere ricondotto, dal punto divista sistematico, nell’alveo civil-codicisto del contratto di appalto, comedisciplinato dall’art. 1655, secondo cui “L’appalto è il contratto col qualeuna parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione aproprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso uncorrispettivo in danaro.”

Il Consiglio di Stato[1]ha, infatti, chiarito che (c)on il subappalto di cui all’art. 105 comma 2, del D. Lgs. 18.4.2016 n.50 (sulla scia della fattispecie di cui all’art. 1676 e segg. c.c.),l’appaltatore trasferisce a terzi l’esecuzione direttamente a favore dellastazione appaltante di una parte delle prestazioni negoziali, configurando cosìun vero e proprio contratto – derivato di carattere trilaterale; al contrario,il contratto di subfornitura è una forma non paritetica di cooperazioneimprenditoriale nella quale il ruolo del subfornitore (es. componentistica dibeni complessi) si palesa solo sul piano interno del rapporto commerciale e dimercato tre le due imprese. In altri termini, mentre il subappaltatore assumedi eseguire in tutto o in parte una prestazione dell’appaltatore (art. 1655 ess. c.c.) a diretto beneficio del committente, il subfornitore si impegna aporre nella disponibilità dell’appaltatore un certo bene da inserire nellaproduzione dell’appaltatore, per cui il relativo rapporto rileva esclusivamentesotto il profilo privatistico dei rapporti bilaterali di carattere commercialefra le aziende”.

Per subappalto non può intendersi ogni esecuzione non in proprio di servizi o opere appaltate, essendo necessario che sia demandata ad un soggetto terzo, economicamente e giuridicamente distinto dall’appaltatore, l’esecuzione totale o parziale dell’opera o del servizio appaltato, con organizzazione di mezzi e rischio a carico del subappaltatore (art. 1655 c.c.).

Si rintracciano, poi, svariate pronunce pretorie emesse dai TAR dimedesimo tenore, secondo le quali[2],“pur nel riconoscimento della peculiaritàdel subappalto nell’ambito dei contratti pubblici, per subappalto non puòintendersi ogni esecuzione non in proprio di servizi o opere appaltate, essendonecessario che sia demandata ad un soggetto terzo, economicamente egiuridicamente distinto dall’appaltatore, l’esecuzione totale o parziale dell’operao del servizio appaltato, con organizzazione di mezzi e rischio a carico delsubappaltatore (art. 1655 c.c.). Nel caso in cui, infatti, un soggetto agiscaquale mero esecutore materiale (o come mero collaboratore nell’esecuzione) diun’opera o di un servizio, in favore dell’appaltatore, in assenza di profiliautonomia, il subappalto non può configurarsi (Tar Lazio Roma 6.2.2014 n.1449,peraltro resa proprio a favore dell’odierna ricorrente)”.

L’ANAC ha, inoltre, precisato sul punto che “il subappalto rappresenta una modalità di esecuzione delle prestazionida parte di un soggetto già in possesso, al momento della presentazionedell’offerta in gara, dei requisiti di partecipazione, il quale in sede diesecuzione le affida, in parte, ad un soggetto terzo che le espleterà”[3].

Con il contratto di subappalto, dunque, l’appaltatore conferisce asua volta ad un terzo (cd. subappaltatore) l’incarico di eseguire in tutto odin parte i lavori o i servizi che egli si è impegnato ad eseguire sulla basedel contratto di appalto principale. Il contratto di subappalto è quindi uncontratto derivato dal contratto di appalto caratterizzato dal fatto di avereanalogo contenuto e lo stesso tipo di causa del contratto principale.

Il subappaltatore, a sua volta, sottolinea sempre l’ANAC, “assume nei confronti dell’appaltatorel’obbligazione di eseguire a proprio rischio parte dei lavori, organizzandoanch’egli manodopera, mezzi d’opera e fornendo i materiali necessari. L’essenzadel subappalto è, quindi, la terzietà del subappaltatore rispettoall’appaltatore. Il subappaltatore, infatti, esegue la parte dell’operaservendosi della propria organizzazione d’impresa, in posizione d’indipendenzae autonomia rispettoall’appaltatore di cui non condivide l’organizzazione[4].

1) Sul concetto di terzietà

Ricostruito l’istituto, nei termini generali, appare utile,quindi, indagare circa la corretta identificazione della nozione di “soggetto terzo” conferitario dicontratto di subappalto, in quanto ente economicamente e giuridicamentedistinto dall’appaltatore e, in particolare, se un soggetto facente parte dellacompagine associativa di una società possa esse qualificato come tale ovverodebba considerarsi alla stregua di un internacorporis.

(Video) 30/06/2022 - Soggetti ammessi a partecipare alle procedure di affidamento dei contratti

Su tale specifica fattispecie, l’ANAC ha avuto modo diinterrogarsi più volte.

L’Autorità, con proprio Parere AG-31/09 del 5 novembre 2009,muovendo da quanto previsto dal previgente art. 118, comma 8 del d.lgs. 163/06(disciplina oggi integralmente trasposta nell’art.105, co. 18[5]del Codice dei Contratti), ha chiarito che la citata normativa sembradimostrare l’applicabilità della disciplina in materia di subappalto alleimprese controllate o collegate, ritenute dal legislatore quali distinte realtàgiuridiche, ancorché unite sotto il profilo economico e funzionale.

Ai dell’art. 2359 del cod. civ. rubricato “Società controllate e società collegate”, “(s)ono considerate società controllate:

1) le società in cui un’altra societàdispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;

2) le società in cui un’altra societàdispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominantenell’assemblea ordinaria;

3) le società che sono sottoinfluenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincolicontrattuali con essa.

Ai fini dell’applicazione dei nn. 1 e2 del primo comma si computano anche i voti spettanti a società controllate, asocietà fiduciarie e a persona interposta; non si computano i voti spettantiper conto di terzi.

Sono considerate collegate le societàsulle quali un’altra società esercita un’influenza notevole. L’influenza sipresume quando nell’assemblea ordinaria può essere esercitato almeno un quintodei voti ovvero un decimo se la società ha azioni quotate in borsa.”

L’Autorità, alla luce della citata disciplina, sottolinea checostituisce subappalto qualunque tipo di contratto che intercorre tral’appaltatore ed un terzo, in virtù del quale talune delle prestazioni dedottein contratto non sono eseguite in proprio dall’appaltatore, bensì ricorrendo asoggetti giuridici distinti. Tra questi ultimi rientrano anche le imprese insituazioni di controllo o collegamento ex art. 2359 c.c. con l’appaltatoreprincipale.

Anche la Cassazione, peraltro, ha chiarito che il collegamentoeconomico-funzionale tra imprese gestite da società di un medesimo gruppo noncomporta il venir meno della autonomia delle singole società dotate dipersonalità giuridica distinta (Cass. Civ., Sez. II, 24 marzo 1998, n. 3091).

L’Autorità, nel succitato parere AG-31/09 del 5 novembre 2009, haquindi indicato che “l’autonomia delle impreseoperanti in gruppo, […] consente di ritenere pienamente operante, nelle descritte situazioni e,dunque, anche nell’ipotesi del gruppo diimprese, la disciplina del subappalto di cui all’art. 118 del Codice (ndr.oggi art. 105 del Codice dei Contratti),trattandosi di subaffidamento ad operatori dotati di propria giuridicaindividualità”.

L’autonomia delle imprese operanti in gruppo, […] consente di ritenere pienamente operante, nelle descritte situazioni e, dunque, anche nell’ipotesi del gruppo di imprese, la disciplina del subappalto di cui all’art. 118 del Codice (ndr. oggi art. 105 del Codice dei Contratti), trattandosi di subaffidamento ad operatori dotati di propria giuridica individualità.

Tale impostazione, risulta essere stata confermata più di recentedalla stessa ANAC, avendo la stessa ribadito che “si richiama il precedente parere AG-31/09 che ha chiarito chel’autonomia delle imprese operanti in gruppo implica, da un lato, l’obbligodella stazione appaltante di procedere alla valutazione caso per caso delleposizioni dei concorrenti in situazioni di controllo o di collegamento al finedi accertare l’eventuale imputabilità ad un unico centro decisionale delleofferte (art. 38, comma 1, lett. m-quater, e comma 2, d.lgs. 163/2006), dall’altrolato consente di ritenere pienamente operante, anche nell’ipotesi di gruppo diimprese, la disciplina del subappalto”[6].

Pertanto, anche nell’ipotesi del gruppo di imprese, trova applicazionela disciplina del subappalto all’art. 105 del Codice dei Contratti, trattandosidi subaffidamento ad operatori dotati di propria giuridica individualità,atteso che il collegamento economico-funzionale tra imprese gestite da societàdi un medesimo gruppo non comporta il venir meno della autonomia delle singolesocietà dotate di personalità giuridica distinta.

2) Alcune fattispecie che non rientrano nella nozione di subappalto

Il co. 3 dell’art. 105 del Codice dei Contratti, stabilisceespressamente che: “Le seguenti categoriedi forniture o servizi, per le loro specificità, non si configurano comeattività affidate in subappalto:

a) l’affidamento di attivitàspecifiche a lavoratori autonomi, per le quali occorre effettuare comunicazionealla stazione appaltante;

[…]

(Video) Webinar "Il subappalto" - Avv. Marco Di Lullo

c-bis) le prestazioni rese in favoredei soggetti affidatari in forza di contratti continuativi di cooperazione,servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore alla indizione dellaprocedura finalizzata alla aggiudicazione dell’appalto. I relativi contrattisono depositati alla stazione appaltante prima o contestualmente allasottoscrizione del contratto di appalto”.

Pertanto, il legislatore ha inteso estromettere expressis verbis dal genus di subappalto talune categoria dicontratti, rispetto ai quali non trova, pertanto, applicazione la relativanormativa in tema di limitazioni quantitative, qualificazione e autorizzazione.

2.1) L’affidamento di attività specifiche a lavoratori autonomi

Con riferimento alla fattispecie di cui all’art. 105, co. 3 lett.a), in via preliminare occorre ricordare che, il lavoro autonomo è disciplinatodall’art. 2222 e s ss. del Codice Civile, secondi cui “Quando una persona si obbliga a compiere verso un corrispettivoun’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo disubordinazione nei confronti del committente, si applicano le norme di questocapo, salvo che il rapporto abbia una disciplina particolare nel libro IV”.

Invero, sia il contratto di lavoro autonomo sia quello d’appaltosono caratterizzati dal fatto che il debitore si obbliga a realizzare un’operaverso un corrispettivo, senza un vincolo di subordinazione nei confronti delcommittente ed assumendosi il rischio del risultato finale. La differenzarisiede nel fatto che nel caso di lavoro autonomo il debitore realizza l’operacon l’impiego di lavoro prevalentemente proprio, mentre nel caso di appalto ildebitore, ovvero l’imprenditore, organizza il lavoro altrui attraverso unapropria organizzazione imprenditoriale.

Secondo quanto prescrive la norma del Codice dei Contratti,qualora, al lavoratore autonomo siano affidate “attività specifiche”, l’affidamento non si configura comesubappalto ai sensi del co. 3 dell’art. 105 del Codice dei Contratti.

Secondo un consolidato orientamento dell’ANAC, che richiama unadecisione del Consiglio di Stato (Consiglio di Stato 4 giugno 2006, n. 2943),per attività specifica, ovvero attività particolari estrapolate da una piùampia categoria di attività, debbono intendersi le prestazioni d’operaintellettuali, quali consulenze professionali (ANAC, Parere 27 settembre 2012,AG 16/2012).

Per attività specifica, ovvero attività particolari estrapolate da una più ampia categoria di attività, debbono intendersi le prestazioni d’opera intellettuali, quali consulenze professionali

Ciò premesso, continua l’Autorità, evidenziando come sia noto che “il lavoratore autonomo si differenziadall’imprenditore: mentre l’imprenditore, anche se piccolo, organizza il lavoroaltrui oppure il capitale (cd etero organizzazione) per lo svolgimento diun’attività preordinata alla produzione o allo scambio di beni o servizi, illavoratore autonomo si limita ad auto organizzare il proprio lavoro ed usai mezzi che sono strettamente necessari all’esplicazione delle proprieenergie lavorative. Da ciò consegue che l’art. 118, comma 12 del Codice, nelriferirsi espressamente al lavoratore autonomo ha chiaramente escluso dal suoambito di applicazione l’affidamento delle attività ad un imprenditore. Nel casodi specie, invece, dalla documentazione allegata alla richiesta di parererisulta che uno dei cd padroncini è la Logistica Due srl. Sotto tale profilo,considerato che tale soggetto è un imprenditore, in nessun caso potrebbetrovare applicazione nei suoi confronti la norma richiamata dall’istante. Inparticolare, per comprendere il tenore dell’art. 118, comma 12 del Codice èutile partire dalla considerazione esposta nella decisione del Consiglio diStato n. 2943 del 4 giugno 2006, che definisce la norma come ricognitiva di unprincipio già esistente e che tendeva ad escludere dal divieto di subappaltol’affidamento di prestazioni di carattere intellettuale”.

Più di recente, sempre l’Autorità ha ribadito, con Parere n. 246dell’8 marzo 2017 e Parere n. 256 del 7 marzo 2018, che l’affidamento diattività specifiche a lavoratori autonomi o a progetto, in assenza di specificielementi idonei a dimostrare gli elementi tipici del subappalto(l’organizzazione dei mezzi, l’assunzione del rischio, lo scopo del compimentodi un’opera o di un servizio), si configura quale contratto d’operaintellettuale, anche in forma di collaborazione coordinata e continuativa[7].

Le superiori considerazioni, consentono pertanto di identificarenella categoria dei contratti d’opera intellettuale, anche in forma dicollaborazione coordinata e continuativa, una platea di rapporti giuridici,fermi gli obblighi comunicativi, sottratta alla diretta applicazione del regimegiuridico stabilito dall’art. 105 del Codice dei Contratti.

2.2) I contratti continuativi di cooperazione, servizio e/o fornitura

Il d.lgs. 56/2017, ha innovato l’art. 105 del Codice deiContratti, introducendo il co. 3, lettera c-bis), secondo cui non configuranosubappalto “le prestazioni rese in favoredei soggetti affidatari in forza di contratti continuativi di cooperazione,servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore alla indizione dellaprocedura finalizzata alla aggiudicazione dell’appalto”.

In altre parole, l’affidatario di un contratto pubblico può fareseguire a terzi parte delle prestazioni oggetto dell’appalto, senza che ciòcostituisca subappalto, a condizione che prima di procedere alla sottoscrizionedel contratto d’appalto di cui è risultato aggiudicatario, l’affidatariodepositi i contratti sottoscritti in data precedente all’indizione della gara,in forza dei quali abbia affidato a terzi l’esecuzione diprestazioni utili per l’adempimento delle prestazioni oggetto diappalto.

Non configurano subappalto “le prestazioni rese in favore dei soggetti affidatari in forza di contratti continuativi di cooperazione, servizio e/o fornitura sottoscritti in epoca anteriore alla indizione della procedura finalizzata alla aggiudicazione dell’appalto”.

La novella, essendo di recente genesi, non ha ancora consentito ilconsolidarsi di una prassi, né la giurisprudenza ha avuto modo di interrogarsia fondo sulla natura giuridica di tali contratti. Tuttavia, si rinvengonoalcuni recentissimi precedenti, che, occorre evidenziare, ammettono con estremacautela il ricorso a tali tipologie di cooperazione imprenditoriale.

E’ stato infatti sottolineato come “(l)a disciplina contenuta nell’art. 105, comma 3, lett. c-bis delD.Lgs n. 50/2016 deve essere adeguatamente interpretata alla luce del centralee fondante principio, valevole in materia di appalti pubblici, in ragione delquale le attività oggetto di appalto devono, in linea di principio, essereeseguite dal soggetto che risulta aggiudicatario delle stesse, con leeccezioni, e le correlate cautele, espressamente previste per legge. Taliprestazioni (ndr. quelle affidate ex nell’art. 105, comma 3, lett. c-bis), in particolare, devono essere limitate adattività sussidiarie e secondarie rispetto a quelle propriamente rientrantinell’oggetto dell’appalto; diversamente opinando sarebbe talmente vistosa ladeviazione rispetto al principio di personalità nell’esecuzione dell’appalto,in assenza di alcuna forma di tutela degli interessi pubblici immanentinell’aggiudicazione ed esecuzione di un appalto[8]”.

Taluna giurisprudenza ha ricondotto nell’alveo dei contratticontinuativi di cooperazione un contratto d’opera ex art. 2222 e ss. del codicecivile.

In particolare, i giudici amministrativi[9],hanno ritenuto legittima la dichiarazione del concorrente di non volerricorrere al subappalto, pur avendo evidenziato in offerta tecnica che avrebbefatto ricorso a rapporti giuridici già esistenti per l’esecuzione di specificheprestazioni. In particolare è stato ritenuto legittimo dal G.A. l’averdichiarato di voler demandare a terzi le attività di raccolta del plasma edistribuzione, non intendendo con ciò riferirsi all’utilizzo a tal fine disubappalti (come coerentemente dichiarato nel DGUE), ma alla conclusione disubcontratti di diversa natura, da sempre esistenti nel nostro ordinamento,quali il contratto d’opera ex art. 2222 e ss c.c. (ad esempio per demandare apiccoli autotrasportatori, proprietari del veicolo che conducono in proprio, laraccolta del plasma presso i centri e la distribuzione dei farmaci ottenutidalla lavorazione del plasma), ovvero i contratti continuativi di cooperazione,oggi rientranti nelle forme di esternalizzazione ammissibili ai sensi dell’art.105 comma 3 lettera c bis del Codice Appalti.

(Video) Dominique Bailleux - Accidents and Occupational Diseases in the IV Industrial Revolution

In un altro caso[10],in cui l’oggetto dell’affidamento era la fornitura di ambulanze da soccorso,comprensiva di manutenzione ed assistenza per determinato numero anni, igiudici amministrativi hanno ritenuto chel’affidamento a terzi dell’esecuzione di parte delle prestazionicontrattuali, relative all’assistenza meccanica sugli allestimenti e sulle attrezzaturedelle ambulanze, possa legittimamente essere ricondotta alla fattispecie di cui al comma 3-bis dell’art. 105 delCodice dei Contratti e pertanto non costituire subappalto. Per tale ragione –osserva la medesima giurisprudenza – il concorrente non era tenuto a indicaretali contratti in sede di gara.

La fattispecie anzi rassegnata, consente, seppur con le necessariecautele in ordine alla corretta individuazione dell’oggetto delle prestazionirese quali attività “sussidiarie esecondarie” rispetto all’oggetto del contratto di appalto, di stipulareaccordi commerciali con soggetti terzi, sottraendo il suddetto negoziogiuridico dall’applicazione della stringente normativa in materia di subappalto.

3) Conclusioni

Larassegna anzi ripercorsa pone, quindi, in evidenza una serie di fattispecie che,pur soggiacendo agli oneri comunicativi nei confronti della stazione appaltanteper le finalità più strettamente connesse ai controlli di carattere generale,sono sottratte alla disciplina più stringente in materia di subappalto.

Seper quanto concerne la fattispecie dei lavoratori autonomi, il quadrogiurisprudenziale e di prassi sembra essersi negli anni consolidato, anche invirtù della circostanza che la deroga per tali fattispecie affondi le proprieradici in statuizioni pretorie precedenti alla vigenza del precedente codicedei contratti pubblici, diverso è il caso dei contratti di cooperazione di cuialla lett. c-bis del comma 3 dell’art. 105 dell’odierno Codice.

Pertali fattispecie, la giurisprudenza si è mostrata assai restia ad una adeguataapertura al ricorso a tali tipologie di cooperazioni commerciali, sulla basedella necessità di salvaguardare il principio generale del divieto di cessionedel contratto, sancendo che le prestazioni che possono essere erogate in forzadi tali accordi devono rivestire natura di attività accessorie e secondarie.

Aparere di chi scrive, tale approdo, meriterebbe, invece, riconsiderazione.

Loscopo del legislatore, allorquando ha inteso annoverare tra le deroghe alsubappalto tale fattispecie, è stato quello, forse sottaciuto, di trovare unasoluzione, seppur indiretta, al disfavore mostrato dalla UE e della Corte diGiustizia nei confronti della Repubblica italiana in merito al limite oggivigente del 30% del valore del contratto principale subappaltabile, limiteritenuto contrario alla direttiva appalti.

Talelimite, a bene vedere, appare oggi desueto e poco aderente alle prassi dimercato, anche in un contesto di mercato peculiare quale è quello italiano,tutt’oggi connotato di potenziali infiltrazioni, connivenze e distorsionimercatorie, attesa la mole di controlli (vedasi i controlli antimafia) e tutele(vedasi canalizzazione dei pagamenti e solidarietà) cui sono soggetti anche isubappaltatori in sede autorizzatoria e durante l’esecuzione delle commessepubbliche.

Nell’attesa, dunque, che il legislatore ponga mano alla disciplina specifica vigente, con particolare riferimento al limite massimo subappaltabile, sarebbe auspicabile, de iure condito, poter sfruttare al meglio le possibili strategie negoziali esistenti e percorribili, al fine di slegare il mercato della subcontrattazione da lacci e briglie non più aderenti al contesto storico oggi presente.

[1] Consigliodi Stato sez. III 30/11/2018 n. 6822.

[2] TAR Marche sez. I 19/2/2016 n. 107.

[3] ANAC, Deliberazione n. 28Adunanza del 19giugno 2013.

[4] ANAC,Parere 20 dicembre 2012 AG 25/2012.

[5] Art. 105,co. 18 del Codice dei Contratti L’affidatario che si avvale del subappalto odel cottimo deve allegare alla copia autentica del contratto la dichiarazionecirca la sussistenza o meno di eventuali forme di controllo o di collegamento anorma dell’articolo 2359 del codice civile con il titolare del subappalto o delcottimo. Analoga dichiarazione deve essere effettuata da ciascuno dei soggettipartecipanti nel caso di raggruppamento temporaneo, società o consorzio. Lastazione appaltante provvede al rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 4entro trenta giorni dalla relativa richiesta; tale termine può essere prorogatouna sola volta, ove ricorrano giustificati motivi. Trascorso tale termine senzache si sia provveduto, l’autorizzazione si intende concessa. Per i subappalti ocottimi di importo inferiore al 2 per cento dell’importo delle prestazioniaffidate o di importo inferiore a 100.000 euro, i termini per il rilasciodell’autorizzazione da parte della stazione appaltante sono ridotti della metà.

[6] Pareredell’Adunanza Generale n. 1 del 4/2/2015

[7] Taleorientamento, già fatto proprio dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. Cons.di Stato, sez. VI, 4 giugno 2007, n. 2943).

[8] TAR SiciliaPalermo sez. III 6/12/2018 n. 2583

(Video) Il contratto di appalto: requisiti e caratteristiche

[9] TAR EmiliaRomagna 20 giugno 2018, n. 514

[10] TARLombardia Milano sez. IV 28/5/2018 n. 1366

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FAQs

Cosa sono i contratti continuativi di cooperazione? ›

I contratti continuativi di cooperazione, esclusi dall'ambito di applicazione dell'istituto del subappalto, sono strumenti attraverso i quali i soggetti affidatari della gara possono porre in essere le prestazioni che costituiscono oggetto dell'appalto, in sostituzione del subappalto.

Quando si parla di subappalto? ›

«Ai fini del presente articolo è considerato subappalto qualsiasi contratto avente ad oggetto attività ovunque espletate che richiedono l'impiego di manodopera, quali le forniture con posa in opera e i noli a caldo, se singolarmente di importo superiore al 2 per cento dell'importo dei lavori affidati o di importo ...

Cosa si intende per subappalto? ›

Con il subappalto, in particolare, l'appaltatore affida ad un terzo (subappaltatore), in tutto o in parte, l'esecuzione del lavoro ad esso appaltato. Il subappalto attiene, pertanto, all'esecuzione del contratto di appalto e non interferisce nel contratto principale.

Quando una categoria e subappaltabile al 100%? ›

89, comma 11, 105, comma 5, del codice, e del d.m. 248/2016, non è ammesso l'avvalimento e il subappalto non può superare il 30% dell'importo della singola categoria. Se il relativo importo non supera il 10% del totale dei lavori sono subappaltabili al 100%.

Cosa non costituisce subappalto? ›

Non costituisce subappalto l'attività di trasporto (anche di rifiuti) che, pur compresa in appalto, rivesta carattere complementare ed accessorio.

Che differenza c'è tra appalto e subappalto? ›

Oltre al contratto di appalto esiste il contratto di subappalto. Il subappalto è un contratto con il quale l'appaltatore, incaricato di realizzare un'opera o un servizio dal committente, affida a un altro soggetto il compimento degli stessi lavori.

Chi fa il contratto di subappalto? ›

Chi deve redigere i Contratti di Appalto / Subappalto / Prestazione d'opera? L'onere relativo alla stesura del contratto di appalto, subappalto e prestazione d'opera spetta al committente del lavoro prima che l'esecuzione della prestazione abbia avuto inizio.

Come funziona il Subappalto in edilizia? ›

Il contratto di subappalto si costituisce nel momento in cui l'appaltatore affida, in tutto o in parte, il lavoro assegnatogli dal committente, ad un terzo soggetto o impresa. In poche parole, è come se si trattasse di un'estensione del normale contratto d'appalto.

In che percentuale si può subappaltare? ›

L'originario art. 105 c. 2 dlgs 50/2016 prevedeva un limite del 30% all'importo da poter subappaltare (contratto di lavoro, servizi, forniture). Il decreto sblocca cantieri (dl 32/2019) ha innalzato il limite al 40%.

Come si calcola la percentuale di subappalto? ›

170, comma 1, specificava che “La percentuale di lavori della categoria prevalente subappaltabile o che può essere affidata a cottimo, da parte dell'esecutore, è stabilita nella misura del trenta per cento dell'importo della categoria, calcolato con riferimento al prezzo del contratto di appalto”.

Cosa vuol dire a qualificazione obbligatoria? ›

Le categorie a qualificazione obbligatoria sono quelle che, se superano il 10% dell'importo complessivo dei lavori o 150.000 euro e fanno parte delle scorporabili, non possono essere eseguite dall'impresa affidataria se sprovvista di tale categoria , ma devono essere subappaltate ad imprese qualificate.

Quando è possibile il subaffidamento? ›

È considerato subaffidamento la prestazione, quale la fornitura con posa in opera o il nolo a caldo o altra prestazione, che rientri in uno dei seguenti casi: Importo subcontratto < 2% dell'ammontare dei lavori affidati indipendentemente dall'incidenza del costo della manodopera.

Cosa si intende per subappalto secondo il Codice dei contratti pubblici? ›

lgs. 50/2016 (Codice Appalti) “il subappalto è il contratto con il quale l'appaltatore affida a terzi l'esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto” e, pertanto, il subappalto è il contratto in forza del quale si determina l'ingresso nel rapporto originario di soggetti terzi.

Cosa si intende per contratto di collaborazione coordinata e continuativa? ›

3 c.p.c. La collaborazione coordinata e continuativa è un'ipotesi di lavoro autonomo caratterizzata dall'obbligo del collaboratore di svolgere, in via continuativa, una prestazione prevalentemente personale a favore del committente ed in coordinamento con quest'ultimo.

Chi sono i collaboratori coordinati e continuativi esempio? ›

Ad esempio, un cameriere che deve rispettare gli orari indicati e seguire le istruzioni del proprietario di un locale è un dipendente e non un Co.Co.Co. Inoltre, il coordinamento e la continuità del rapporto distinguono il contratto di Co.Co.Co.

Cosa si intende per lavoro a progetto? ›

Il lavoro a progetto è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa riconducibile alla realizzazione di uno o più progetti specifici, o programmi di lavoro o fasi di esso D. Lgs. 276/2003, artt. 61 e ss.).

Quali indicazioni deve contenere il contratto a progetto? ›

Il contratto di lavoro a progetto deve essere stipulato in forma scritta e deve contenere i seguenti elementi:
  • durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;
  • descrizione del progetto, specificando il contenuto caratterizzante e il risultato finale che si intende conseguire;
Dec 27, 2021

Cosa si intende per contratto di collaborazione? ›

Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa riguarda quelle persone che prestano, anche per periodi brevissimi, la loro professionalità in maniera autonoma, per conto di un committente. La definizione dei contenuti del contratto è demandata alla libera contrattazione delle parti.

Come funzionano i contratti di collaborazione? ›

Il lavoratore Co.Co.Co. percepisce uno stipendio mensile ma senza un orario di lavoro fisso. Il datore di lavoro, deve pagare il lavoratore indipendentemente da quando la prestazione è stata effettuata e in quanto tempo.

Quali sono i contratti di collaborazione? ›

Contratti co co co significato e caratteristiche

I lavoratori con contratti di collaborazione coordinata e continuativa lavorano in piena autonomia operativa, non sono sottoposti a vincoli di subordinazione e hanno un rapporto unitario con chi commissiona loro il lavoro.

Chi sono i lavoratori coordinati? ›

Chi sono i lavoratori Co.co.co.? I Co.co.co. sono collaboratori coordinati e continuativi, anche detti parasubordinati, sono inseriti nell'organizzazione aziendale anche se la loro caratteristica è l'autonomia di orario (giornaliera e settimanale).

Cosa significa lavoro continuativo? ›

– Che vale a continuare; più com., che ha durata, che ha carattere di continuità: impiego, incarico c., rapporto di lavoro continuativo. In linguistica, verbo c., modo e insieme aspetto del verbo (proprio soprattutto delle lingue bantu), il quale esprime che un'azione è considerata nel suo sviluppo. Avv.

Chi può essere cococo? ›

Con l'acronimo co.co.co. vengono generalmente indicati i collaboratori coordinati e continuativi, ossia, dei lavoratori che collaborano in modo stabile con l'impresa senza, però, essere assunti come dipendenti.

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Author: Clemencia Bogisich Ret

Last Updated: 10/20/2022

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Name: Clemencia Bogisich Ret

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